Affari con la concorrenza

È bianco il vibratore che ho scelto per mostrare al mio ragazzo come si masturba una donna. Lo tengo fra le mani mentre faccio accomodare il mio giovane ospite sulla cassapanca di fronte al letto. Mi siedo ai piedi del letto e comincio a sfilarmi le scarpe.

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Ma andiamo con ordine. Questa sera sono uscita a bere un bicchiere da sola con l’unico obiettivo di scegliere un uomo da portarmi a casa. Ho indossato un bel tubino nero e le scarpe alte. Mi sono truccata con cura.

Il bar era vuoto quando sono arrivata, ma poco dopo ha cominciato ad affollarsi di gente appena uscita da lavoro. A un tratto è entrato un gruppo eterogeno: uomini e donne di tutte le età vestiti con eleganza. Ho riconosciuto subito alcuni dei colleghi di mio marito. Più che colleghi sono la concorrenza, a dir il vero. Mio marito possiede una delle agenzie immobiliari più grandi della città e loro, invece, lavorano per la concorrenza. Tra loro ho notato subito un ragazzo giovane ma accattivante, col sorriso smagliante tipico dell’uomo che vuole venderti il sogno della tua casa. Ho deciso che lo avrei portato a casa con me.

Con discrezione ho cominciato a guardarlo e flirtare. Gli ho sorriso sistemandomi la collana sulla scollatura, poi ho accavallato le gambe più strette per scoprire la coscia. Lui, senza farsi notare dai colleghi, mi ha lanciato occhiatine discrete.

Ho bevuto due Martini Dry nell’attesa che i colleghi andassero via. È rimasto lì al tavolo da solo. Mi sono avvicinata: «Che scusa hai accampato per rimanere?»

Ha risposto innocente: «Era così evidente che fosse una scusa che non sto neanche a ripeterla».

Gli ho sorriso: «Ne beviamo ancora uno o andiamo a casa mia?»

«Andiamo a casa tua», ha risposto con fare sicuro di sé.

 

Entrati in macchina, gli ho chiesto come si chiamasse.

«Alessandro», mi ha detto.

«Mi ricordi mio marito dieci anni fa, quando ci siamo conosciuti, aveva più o meno la tua età e i suoi capelli non erano ancora bianchi».

Con un po’ di disagio nella voce mi ha chiesto se c’era il pericolo che mio marito tornasse a casa.

Gli ho risposto di non preoccuparsi.

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Ed eccoci qui. Sto sbottonando lentamente ogni bottoncino candido della sua camicia. Lui cerca goffamente di baciarmi. Gli concedo un bacio e torno ai piedi del letto. Mi sfilo il vestito e rimango col mio intimo in pizzo. Mi sdraio, accendo il vibratore e comincio a strusciarlo sul ricamo, in corrispondenza del clitoride. Lui mi guarda da lontano, con curiosità.

«Hai mai guardato una donna mentre si masturba?», gli domando.

Fa di no con la testa.

Penso al fatto che mio marito potrebbe rientrare da un momento all’altro, mi eccito e comincio ad ansimare piano. Apro un po’ le gambe in modo da lasciargli la possibilità di guardare bene. Stringo un po’ i seni fra le braccia per cercare di farli esplodere fuori dal reggiseno. Lo tiro giù con la mano, libero i miei seni generosi e comincio ad accarezzarmi i capezzoli.

Si eccita e comincia a toccarsi la patta.

Guardo la sveglia sul comodino: sono le sette e mezzo e mio marito dovrebbe essere qui a momenti. Tengo a bada il mio piacere per non avere un orgasmo. Non voglio venire prima che lui rincasi.

Come risposta ai miei sforzi sento la chiave nella serratura della porta d’ingresso.

Il mondo si ferma per un istante e il viso di Alessandro si blocca pietrificato. Gli sorrido per rassicurarlo e mio marito fa capolino dalla porta. Mi manda un bacino volante e si volta di poco verso Alessandro. Sfodera un sorriso sfavillante e gli dice: «Cosa aspetti a scopartela?»

Alessandro rimane incredulo e stordito. Sfilo le mutandine, divarico le gambe e mi dono a lui con un sorriso accogliente. Gli dico: «Non essere spaventato, vieni qua».

Si avvicina con circospezione. Gli slaccio la cintura e gli sbottono i pantaloni, lui fa il resto levandosi tutto, comprese le mutande. Rimane nudo con indosso solo la camicia sbottonata. Lo faccio stendere su di me. Ha il cazzo duro e gonfio. Gli sussurro: «Mettimelo dentro». Lo prende in mano ed entra dentro me. Mentre assesta i primi colpi, sento mio marito che si lava la faccia in bagno. Sarà già nudo, conoscendolo. E, in effetti, arriva dopo pochi secondi, in boxer. Si poggia sullo stipite della porta e ci guarda con attenzione. Ha una rigonfiatura nei boxer. Si avvicina in silenzio per sfilare la camicia di Alessandro.

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«Ecco, meglio nudi» dice con premura.

Torna nella sua posizione e continua a guardarci.

«Toccale le tette e tu, amore, toccati il clitoride», ci dice con distacco. È preso dalla scena che sta guardando e la modifica a suo piacimento. Facciamo quello che ci dice. Sento il piacere aumentare.

«Sei giovane, va più veloce», dice ridacchiando verso Alessandro «dalle una bella ripassata!»

Alessandro aumenta il ritmo e affonda dei colpi più decisi. Io mi tocco più velocemente. Comincio a sentire il piacere diffondersi nel corpo e sento che di lì a breve perderò il controllo in un orgasmo. Mio marito se ne accorge e me lo nega.

«Cambiamo posizione», dice rapidamente.

Viene a sedersi di fronte a noi sulla cassapanca.

«Scambiatevi, tu sotto e tu sopra, cara».

Ci mettiamo distesi di fronte a lui. Salgo cavalcioni sul mio giovanotto e m’infilo dentro il suo cazzo. È ancora bello duro. In quell’istante mio marito tira fuori il suo e comincia a muovere la sua mano su e giù. Ricomincio a toccarmi il clitoride. Adesso basta, voglio venire!

Comincio a muovermi più velocemente sul mio ragazzo. Lo sento sempre più duro dentro me. Mio marito si tocca più veloce, allunga la mano e mi stringe il seno sinistro. La sua mano è calda e forte. Quel gesto mi spiazza e vengo in un attimo. I miei due uomini vengono con me. Mio marito si poggia con la schiena al muro e sorride continuando ad ansimare.

 

Mi alzo per andare a prendere una bottiglia con dei bicchieri e sento la voce di mio marito: «Ma tu sei il ragazzo nuovo dell’agenzia in piazza?»

Immagino Alessandro mentre annuisce.

«Amore, ma che sei andata dalla concorrenza?»

Entro in stanza da letto ridendo a crepapelle e offro da bere ai miei due uomini.

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