Alma Mater, la voce che sussurra e grida

Ieri sera sono stata per la prima volta all’installazione audio-visiva di Yuval Vital “Alma Mater”alla Fabbrica del Vapore di Milano. Non sapevo che cosa avrei trovato, ma intuivo che per me sarebbe stata una fonte di ispirazione inesauribile. E così è stato, non appena ho varcato la soglia del tendone nero che separava quel mondo arcaico dal nostro, dal resto. È stato come entrare in un luogo primigenio di cui non ho memoria ma che al tempo stesso è dentro di me, una sorta di alveo materno, il mio, quello di tutti. Tutt’attorno 140 fonti sonore diffuse a creare un insieme di voci, nenie, canti e sussurri di nonne provenienti da tutto il mondo. Per terra, lungo tutto il pavimento, i tre cerchi del Terzo Paradiso di Pistoletto: fuori o dentro? Dentro, con gli altri, a rimirare i video dedicati alla bellezza femminile. Ho scavalcato i cumuli di terra di cui erano composti i cerchi e sono entrata nel più grande, quello centrale, mentre sentivo il mio corpo vibrare all’ascolto delle voci femminili, alcune grevi, altre più sottili.

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Mi spingo poi nel cerchio più piccolo, da sola, e rimango in ascolto per oltre un’ora. In quella dimensione il tempo perde concretezza, diventando rarefatto, personale. Mi sento protetta, al riparo di quel caldo ventre materno, mentre fuori intravedo tre merlettaie di Cantù che cuciono il tombolo, antica arte di precisione, bellezza e resistenza. Non sono forse queste le più grandi virtù di ogni donna?

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Comincia la performance: mi scosto dal cerchio, cambio stanza e resto in attesa. Compare Camilla Barbarito, prima da sola, poi con Guido Baldoni e la sua fisarmonica dall’infinita scala di suoni. La sua voce profonda e teatrale attinge al canto popolare di culture lontane, diverse tra loro, è solo sua ed insieme universale, cammina sotto la mia pelle ed incanta ad ogni verso. Intona una ninna nanna, la prima di tante, con voce piena e pura, potente ed incontaminata: è lei, l’incarnazione delle nostre nonne, la madre terra di ognuno di noi.

È il momento della nenia di Rosa Balistreri, straordinaria donna siciliana il cui canto era intriso di saggezza dolce e disperata. Piango a dirotto, lo confesso. In Alma Mater rivedo la donna che è in me e che sono stata, la mia femminilità e quella di chi ho amato e sento nel profondo la bellezza, l’infinita bellezza di essere donna.