L’amante di mia moglie

A casa tutte le luci erano spente, eppure l’orologio segnava un quarto alle dieci. Ho sentito un brivido di freddo corrermi lungo la schiena. Elena, mia moglie, avrebbe dovuto già essere qui, invece di lei non c’era traccia, a parte quel post-it lasciato in bella vista sul frigo.

Torno tardi”, diceva. Due semplici parole che avevano il potere di farmi impazzire.

Ho continuato a fissare l’orologio. Dieci e cinque. Dieci e venti. Dieci e quaranta. Ma dov’era finita? Sono uscito in giardino ad aspettarla, con i nervi che scattavano al minimo rumore, che fosse il rombo di un motore o il latrare di un cane. All’improvviso mi è venuta voglia di bere e sono tornato dentro. Avevo appena finito di versarmi due dita di whisky quando alle mie spalle ho sentito l’eco dei suoi tacchi alti che picchiavano sul pavimento di marmo. Sì, ho detto picchiavano. Era il suo modo di farsi notare, di dirmi che quella sera aveva addosso le sue scarpe da zoccola, un paio di stivali con il tacco a stiletto che la facevano sembrare una passeggiatrice. Mi sono voltato e l’ho squadrata per bene. Elena indossava una minigonna di pelle nera e una maglietta troppo corta e attillata per il suo seno prorompente. Vestita in quel modo era maledettamente sexy, ma certamente non ero l’unico uomo a pensarla così. Questa cosa mi feriva e mi eccitava insieme.

«Che fai ancora in piedi? Credevo stessi dormendo…» dice, non appena mi vede. Vuole darmi a intendere di essere contrariata, invece si sta divertendo. Forse mi trova patetico mentre sono qui in silenzio a guardarla, con il bicchiere in mano. O forse no.

«Meglio così» mi sussurra all’orecchio. «Ho qualcosa da farti vedere.»

Mia moglie entra nella nostra camera e io la seguo come un cagnolino.

«Sdraiati sul letto e guarda.»

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Elena comincia a spogliarsi. Solleva la maglietta e mette in mostra i seni. Sono morbidi e invitanti, ma non oso toccarli senza il suo permesso. Resto immobile mentre anche la minigonna scivola giù sul pavimento. Elena indossa delle autoreggenti di pizzo ma non vedo le mutandine.

«Dove sono le tue mutandine?» chiedo con un filo di voce.

«Tu dove pensi che siano?» risponde lei.

Un lampo di gelosia mi attraversa gli occhi, ma Elena non mi dà il tempo di replicare che si mette a cavalcioni sul letto, la sua fica proprio sopra la mia faccia. Posa le dita su quel taglio delizioso e allarga leggermente i lembi affinché io possa vedere la sua carne rosa, completamente esposta.

«Leccami» dice, e io lo faccio. Ha un sapore delizioso, ma un po’ salato. È un sapore che conosco, il sapore di un altro uomo. Mia moglie ha tenuto con se le tracce del suo amante. È il suo seme quello che adesso sento nella mia bocca.

«Dimmi chi è, ti supplico… Io devo sapere…»

Lei mi mette un dito sulla bocca e mi indica di tacere.

«Farò di più tesoro, ti lascerò guardare.»

Ero talmente sopraffatto dalla gelosia da non accorgermi che nel frattempo qualcun altro era entrato in casa, ma adesso udivo chiaramente i suoi passi avvicinarsi. I miei occhi sono corsi alla porta della camera da letto che in quel momento si è aperta lasciando entrare un giovane alto e muscoloso da capelli biondi, lunghi fino alle spalle. Conosco quel ragazzo, è Davide, il figlio dei vicini. Dunque è lui l’amante di mia moglie?
Il comportamento di Elena non lascia dubbi. Non appena Davide fa il suo ingresso, lei gli corre incontro, lo abbraccia, gli fa un sacco di moine. I suoi occhi però sono ancora fissi su di me.

«Vuoi sapere cosa facciamo mentre tu non ci sei?» mi provoca. «Allora guarda.»

Mia moglie si appoggia alla parete, mette via anche il reggiseno e resta completamente nuda, eccetto per le calze e gli stivali. Io non mi muovo dal letto, sono come paralizzato.

«È bella da mozzare il fiato la mia Elena» dico al ragazzo che la fissa imbambolata. Lui nemmeno mi sta a sentire. Comincia a spogliarsi, prima la t-shirt, poi i jeans e le scarpe. Vedo la sua erezione che preme contro i boxer e mi accorgo che anche io sono molto eccitato. Davide fa il primo passo. Va verso Elena e la schiaccia contro la parete. Le apre le gambe e la solleva lungo il muro. Una spinta secca ed è dentro di lei.

La scopa all’inpiedi, come una troia, e lei si dimena e grida proprio come una troia. D’un tratto Elena gli graffia le spalle cercando di mantenersi in equilibrio, e dalla faccia di Davide intuisco che gli piace. Scommetto che non è la prima volta che scopano così, come animali.  Io osservo ogni cosa, registro anche il minimo dettaglio. Le gambe di Elena che si allacciano ai fianchi di Davide, le unghie laccate di rosso che giocano con i suoi capelli, la bocca contorta in una smorfia lasciva.

Vedo tutto e sento tutto. Rabbia, gelosia, collera e amore.

Sì, ho detto proprio amore.

Elena non è mai stata così bella, così desiderabile come adesso, tra le braccia di un altro uomo. È come se la vedessi per la prima volta, ora con la calma di un osservatore. Da lontano la scopro raggiante, perduta in un vortice di passione, e stavolta non riesco a trattenere né l’odio e nemmeno la voglia di lei. Lei che adesso grida più forte. Lei che dice che vuole godere.

La mia mano raggiunge l’inguine e stringe forte il membro eretto. Guardo Elena che spinge la testa all’indietro, le gambe scosse da un tremito e inizio a masturbarmi al ritmo del suo orgasmo. Quando arriva il piacere, per entrambi è un dolce tormento.

Cristiana Danila Formetta è scrittrice e blogger. Scopri i suoi libri su http://author.to/CristianaFormetta

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