Amiche d’estate

Erano trascorsi circa undici anni dall’ultima vacanza insieme. All’epoca, eravamo poco più che maggiorenni, e il campeggio era l’unica formula di viaggio che le nostre giovani tasche potessero permettersi. Nonostante ciò, io e Carla serbavamo di quella settimana all’isola d’Elba un ricordo dolce e prezioso, di quelli che trattieni gelosamente e a cui ti piace tornare, di tanto in tanto, per trarne una sensazione lenitiva di immediato benessere anche nei momenti no. Così, quando lei mi aveva scritto su WhatsApp quel messaggio carico di entusiasmo da Parigi, dove viveva e lavorava da tempo come traduttrice, per propormi di replicare l’esperienza estiva a due il prossimo agosto, non avevo esitato un istante a risponderle con altrettanto trasporto: “Sì, facciamolo!”, nonostante Andrea mi avesse già prospettato la solita fuga in Croazia durante i giorni di chiusura aziendale.

Crema solare, bikini, caftano ed e-reader: ecco pronta la mia valigia, con destinazione Baleari. Carla aveva scelto Minorca perché detestava le folle e, in fondo, anche a me, che delle due sono sempre stata la più mondana, faceva piacere scoprire una meta alternativa rispetto alle classiche Ibiza e Formentera. Poco male se al posto della discoteca sulla spiaggia saremmo finite in qualche ristorantino tipico a chiacchierare fino a notte fonda di fronte a litri di sangria: mi avrebbe ricordato di un tempo in cui non esisteva piccola novità della mia esistenza che io non condividessi con lei, sottoponendola al suo saggio giudizio. Non c’era quasi nulla di me che lei non conoscesse, all’epoca…ma ora? Chissà se le strade diverse che le nostre vite avevano preso, nel frattempo, ci avrebbero fatto percepire un senso di estraneità, al posto della confidenza e della profonda intimità della giovinezza.

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Fin dall’incontro in aeroporto, questo sottile timore si dissolse in un bagno di sole, abbracci e sorrisi accaldati. Il mio volo era un po’ in ritardo, perciò lei mi aveva aspettata bevendo una birra ghiacciata al bar del terminal. Aveva l’aria rilassata e pacifica di una che è in vacanza tutto l’anno, senza serbare alcun tratto del tipico stress urbano con cui le grandi città marchiano a fuoco i propri residenti. Era bella e luminosa come nella sua foto profilo: i sottili capelli castano chiaro raccolti in uno chignon disordinato, il corpo snello e slanciato coperto dal leggero strato di lino dello chemisier, un paio di ciabattine di cuoio ai piedi e trucco leggero, che faceva risaltare al meglio l’azzurro venato di pagliuzze blu dei suoi occhi.

Ma guardati, sei uno spettacolo!”, non avevo potuto fare a meno di esclamare, quando mi era corsa incontro all’uscita dal gate. Mentre mi stringeva le braccia al collo, avevo annusato il suo profumo agrumato, culminante in una nota vanigliata, pensando tra me e me che dovesse essere la fragranza più in voga tra le donne francesi.

La prima sera era andata esattamente come l’avevo immaginata: paella per due a pochi passi dal mare e un susseguirsi inarrestabile di racconti, confidenze e aggiornamenti sulle reciproche vite. Eravamo tornate un po’ barcollanti sui sandali con tacco in legno, poche ore prima dell’alba, nel nostro alloggio, un bungalow rustico con letto matrimoniale e arredo mediterraneo. Sfinite dal viaggio, dalle chiacchiere e dal vino, ci eravamo addormentate ognuna nel suo lato appena scoperte le lenzuola fresche. Al mattino, fui io la prima ad aprire gli occhi, solleticati dal raggio di luce che filtrava prepotente da una fessura tra le tende. Non mi ero accorta che Carla si fosse addormentata con la sola lingerie addosso, mentre io avevo in qualche modo recuperato il mio pigiama corto frugando nel bagaglio, prima di crollare esausta. Era girata su un fianco, e la rotondità delle sue natiche mi si offriva come un’invitante visione al risveglio.

Indossava un perizoma color carne, che la faceva sembrare nuda. A vederla così, non potei fare a meno di tornare indietro con la memoria a un episodio sepolto nella memoria di quella vacanza di tanti anni prima all’Elba, di cui mai avevamo avuto il coraggio di parlare. Una notte, di rientro da un falò sulla spiaggia con alcuni ragazzi conosciuti sul posto, facevamo fatica ad addormentarci nella tenda, un po’ per il caldo, un po’ per l’ebbrezza della serata appena trascorsa. Schiena contro schiena sul materassino che ci faceva da letto, non ce lo dicevamo, ma entrambe sapevamo di essere sveglie. A un certo punto, avevo percepito degli sfregamenti che la vicinanza del corpo di Carla comunicava al mio. Dal ritmo e dai suoni, cui presto si erano aggiunti dei sospiri appena accennati, avevo capito che lei si stesse toccando tra le cosce, attraverso lo strato sottile delle mutandine in pizzo. La mia reazione fu di restare immobile nella posizione in cui mi trovavo: in fondo, chi mi diceva che Carla non mi pensasse addormentata, o che, per via della stanchezza, non stessi immaginando l’intera scena come in una sorta di sogno a occhi aperti? A ogni modo, non fui in grado di abbandonarmi al sonno, almeno non prima di averla sentita gemere sommessamente, mentre il tocco del suo indice e medio si concentrava sul clitoride, battendolo e facendolo ruotare, e si produceva un riverbero umido che inondava l’ambiente di odori muschiati di conchiglia e alghe, come quelli del mare.

Il solo ricordo servì a eccitarmi tremendamente: come allora, cominciai a sentirmi la fica bagnata e pulsante, senza tuttavia osare di far scendere le dita tra le labbra e cominciare a frugare in cerca del piacere cui anelavo silenziosamente. A un tratto, Carla si girò sull’altro fianco e spalancò gli occhi:  “Buongiorno”, mi disse, con l’espressione ancora immersa in qualche lembo di sogno. Dopo aver messo a fuoco il mio viso, colto di sorpresa nella flagranza dei pensieri peccaminosi, mi accorsi che prendeva a scrutarmi con un interesse morboso, finché non esclamò in tono allusivo: “So io cosa ci vuole per te, adesso.” Io ero ancora irrigidita, tra l’imbarazzo e la potenza di quei pensieri intrisi di sesso che le natiche della mia amica di vecchia data mi avevano suggerito, mentre lei si dirigeva a passi sicuri verso la sua valigia, per trarne fuori un oggetto che non avrei mai pensato di vederle brandire in mano, e per giunta di fronte a me. Carla aveva pescato dal suo nécessaire uno smagliante dildo doppio, talmente realistico che per un attimo fui tentata di ridere, per stemperare la tensione che ancora mi sentivo addosso. Per fortuna, ci pensò lei a rendere il tutto naturale, proprio come quel sex toy che prometteva un’esperienza indimenticabile a entrambe.

Rilassati” mi intimò “Sarà un po’ come quella notte in campeggio, solo che stavolta godremo insieme, e tanto.” Il mio desiderio era tale che riuscii a malapena a risponderle “Sì, facciamolo”, replicando inconsciamente il messaggio con cui il piano di quella vacanza solo per noi due aveva avuto inizio, prima di avventarmi avida sui suoi capezzoli ambrati, da succhiare e mordicchiare teneramente.

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