L’amico di papà

Marco era il migliore amico di mio padre. Si conoscevano dai tempi del liceo ed erano rimasti sempre in contatto, nonostante le differenze di carattere e quelle sociali. Mio padre era un tipo pragmatico e tradizionalista, che viveva felice con il suo stipendio da contabile. Marco invece era estroverso e con un forte spirito d’avventura, affascinante e donnaiolo. Il mio sogno proibito, insomma.

Ho sempre avuto una cotta per Marco, e ogni volta che ero da sola con lui non perdevo occasione per fargli delle avances. Lo stuzzicavo e lui stava al gioco, senza mai esagerare. Però una sera d’estate non seppi trattenermi, e di nascosto lo baciai. Fu un bacio lunghissimo, interminabile, che Marco ricambiò con passione. Ma un bacio era troppo poco per noi due, perciò io e Marco stabilimmo di vederci il giorno dopo a casa sua, da soli. Fremevo all’idea di cosa mi avrebbe fatto, di come mi avrebbe toccato e dove, così iniziai a contare le ore che mancavano al nostro incontro.
Quando bussai alla porta di Marco avevo il cuore in gola. La sua casa, una villa immensa, mi sembrava ancora più grande adesso che non c’era nessuno a disturbarci.

«È bello rivederti, Barbara.» Marco mi fece accomodare in salotto e mi offrì da bere. «Spero che il vino sia di tuo gradimento» disse. «Lo Chardonnay mi piace così, freddo, quasi ghiacciato, e non transigo. Ma ci sono altre cose che pretendo siano fatte a modo mio.»

«Ad esempio?» domandai.

Per tutta risposta Marco mi prese per mano e mi condusse in camera da letto. Ero stata a casa sua diverse volte, insieme ai miei genitori, ma non ero mai entrata lì dentro. Era una stanza arredata in maniera molto sobria, elegante come il resto della casa, con le pareti piene di quadri di artisti famosi e un grande letto al centro. Tutto era come immaginavo, ad eccezione delle manette che pendevano da un lato della testata. Marco si accorse che le stavo fissando e si sdraiò sul letto, tirandomi a sé.

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«Anche il sesso mi piace farlo a modo mio. Certe volte mi piace usare le manette, altre volte la frusta, i legacci, i morsetti per capezzoli… Capisci cosa voglio dire?»

Annuii, ma era tutto nuovo per me e glielo confessai con un certo imbarazzo. Stranamente, Marco sembrò quasi felice di sentirmelo dire.

«Meglio così. Voglio essere io a insegnarti tutto, a farti conoscere questi nuovi piaceri…» Mentre parlava, con un dito mi sfiorò l’incavo dei seni, poi mi tolse i vestiti e restò a guardarmi nuda sul suo letto. Mi afferrò il polso destro e lo tirò su fino a raggiungere le manette. Fece scattare la serratura di sicurezza, e ripeté l’operazione con il polso sinistro. Quando ebbe finito di immobilizzarmi, anche Marco cominciò a spogliarsi, ma lentamente, affinché potessi godermi lo spettacolo. E che spettacolo!

Marco aveva quarantacinque anni, ma il suo corpo sembrava quello di un uomo molto più giovane. Le braccia muscolose e gli addominali scolpiti erano certamente frutto di un costante allenamento in palestra, e se non fosse stato per quell’ombra di grigio sulle tempie sarebbe facilmente passato per un mio coetaneo. Tuttavia, il suo pezzo forte si trovava sotto la cintura.

Quando Marco mi aveva tirato a sé, avevo sentito la sua erezione premere contro la mia coscia, ma ora che si era tolto i pantaloni potevo finalmente ammirare il suo cazzo duro e vigoroso, e mi leccai le labbra provando a immaginare il suo sapore nella mia bocca. Lui mi lesse nel pensiero e me lo avvicinò al viso.

«Vuoi il mio cazzo, Barbara? Vuoi leccarlo? Vuoi sentirlo tra le gambe? Dimmi cosa vuoi e io te lo darò

«Ti voglio e basta» risposi. Lui mi fissò intensamente, e si sdraiò accanto a me. Iniziò a baciarmi i piedi e le gambe, poi le sue labbra mi sfiorarono il clitoride e il mio corpo tremò di piacere. Ero in balia dei suoi desideri, poteva farmi qualsiasi cosa, ed io non avrei potuto oppormi. Lui allora continuò ad esplorare ogni centimetro della mia pelle. Mi leccò la pancia come se fosse un gelato squisito, mi tirò i capezzoli finché non diventarono rossi e duri. Mi coprì il corpo di baci appassionati, facendomi ansimare di gioia e desiderio, stuzzicando le mie voglie prima di essere riempita dal suo sesso. I fianchi di Marco erano incollati ai miei, e io lo sentivo premere contro il monte di Venere. Avrei voluto stringerlo tra le mie gambe per attirarlo a me, ma non osavo farlo. Non ero sicura che mi fosse permesso, e disobbedirgli avrebbe chiuso le porte ai piaceri che Marco mi aveva promesso.

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«Hai un corpo stupendo, Barbara» sussurrò. «Ti volevo da tanto tempo, e ora non posso più aspettare…»

D’un tratto mi aprì le gambe, e scivolò dentro di me. Ero così bagnata che non dovette fare senza nessuno sforzo, tuttavia il movimento fu talmente rapido e impetuoso che mi fece sussultare. Marco iniziò a spingere, e ogni volta la penetrazione era più profonda e impetuosa. Entrava e usciva dalla mia fica con la ferocia di un animale selvaggio. Sembrava che volesse recuperare il tempo perduto ed io sperimentavo meraviglie che non avrei mai creduto fossero possibili.

Il fatto che i miei polsi fossero ammanettati al letto rendeva tutto più eccitante. Avevo ceduto il controllo a Marco ma sapevo che lui non se ne sarebbe approfittato. Lo sentivo dal profondo del cuore. Mentre i nostri corpi si muovevano nell’estasi suprema, la sua mano si spostò dal mio seno al clitoride. Marco iniziò a strofinarlo, e questo mi fece godere oltre ogni limite. L’orgasmo mi travolse senza il minimo preavviso, allora Marco aumentò la potenza delle spinte finché il suo piacere non si unì al mio. Il suo seme mi riempì e fu il paradiso in terra. Avrei voluto abbracciarlo, far scorrere le mie dita tra i suoi capelli, ma avevo ancora le mani bloccate dalle manette.

Lui capì, e iniziò a liberarmi. Io gli presi il viso tra le mani e lo baciai, fantasticando sulle mille piccole cose perverse che Marco aveva in serbo per me.

Cristiana Danila Formetta è scrittrice e blogger. Scopri i suoi libri su http://author.to/CristianaFormetta

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