Apnea

Oggi pomeriggio, mentre pedalavo sulla mia finta bici, fra il rumore ovattato della cuffia e la piacevole sensazione dell’acqua in cui ero immersa, non stavo prestando molta attenzione ai comandi dell’istruttore durante la lezione di acquabike. Pedalavo sì, ma intanto ero sul suo collo, sulle sua braccia, su tutti i muscoli che riuscivo a rubargli con gli occhi mentre battevano il tempo all’unisono, scattanti, freschi, architettonici… Guizzi nervosi sui suoi pettorali che ho cominciato a seguire a tempo con le mie contrazioni involontarie fra le gambe.

Sì, ho deciso, lo assaggerò, appena mi sarà possibile. Credo che partirò da quelle sue spalle solide per scendere giù con labbra e lingua, pianissimo, per gustarmi il sapore della pelle e scoprire ogni più piccola imperfezione invisibile agli occhi. Un percorso da decidere sul momento, con un finale banale ma decisamente gratificante.

A ripensarci adesso, sotto la doccia, non so cosa preferire, se la sua espressione stupita o la sua consistenza. Mi passo la spugna insaponata sulla pelle, l’acqua calda mi massaggia la schiena e scivola fra le natiche. È stato divertente coglierlo di sorpresa. Ho scelto l’ultima ora di acquabike in piscina, quella che solo pochi seguono e che fa correre tutti a casa appena finisce. Temporeggio in acqua, aspettando di essere sola con il mio giovane istruttore. Lui è ancora in acqua, mette a posto dei gonfiabili, per cui è semplice chiedergli di avvicinarsi. Gli chiedo aiuto per capire meglio come regolare l’altezza della mia bici.
Così la prossima volta non perdo tempo all’inizio della lezione”.  Comincia a spiegarmi come fare, ma è troppo distante da me, fingo di non sentire bene. Si avvicina e come tutti gli istruttori che si rispettino si mette proprio dietro di me, a cavalcioni della bici, con le mani sul manubrio.

Non aspettavo altro.

apnea

Sono proprio dove voglio stare: bloccata in mezzo, fra il manubrio e il suo corpo. Mentre lui parla io mi muovo indietro, lentamente, senza fermarmi, fino a sentire con la mia schiena seminuda il freddo del suo torace bagnato dall’acqua. Abbasso le mani all’altezza dei fianchi, lo cerco, lo trovo. Mi appoggio sul tessuto del suo costume. Lui non smette di parlare, cambia solo il tono di voce. Scandisce le parole più lentamente, sussurrandole al mio orecchio.
Vedi? Questa manopola è da svitare con forza” mi spiega, mentre io applico alla lettera le istruzioni sul contenuto del suo costume, che presto sento tirare e diventare sempre più voluminoso. “Giovane e decisamente dotato, il mio istruttore” commento a bassa voce.

Ora ha smesso di parlare, nel silenzio della piscina deserta il suo respiro si fa sempre più profondo e sempre più concentrato. Nelle mani ho una pietra, che più stringo più diventa dura, compatta, talmente invitante che sono obbligata ad assaggiarla. L’acqua ci arriva poco sotto alla vita. Ringrazio di aver fatto quel vecchio corso di sub, così utile proprio adesso. Mi volto, mi abbasso, sposto il costume quel tanto che basta per liberare la sua erezione e mi tuffo per prenderla tutta in bocca. Diosanto, il suo pene è perfetto, occupa con arroganza lo spazio che gli offro. Sento la sua vena pulsare velocissima, è pronto a sgorgare. Gli basta sentire il calore della mia lingua che lo avvolge per regalarmi un fiotto denso e tiepido. Riemergo e mentre prendo aria sento il calore del suo sperma che si disperde nell’acqua intorno a me.

Come ci siamo salutati, dopo, non lo ricordo nemmeno più. Da quel momento in poi sono entrata quasi in trance e mi risveglio qui, adesso, sotto la doccia.

Ora che ci penso preferisco la sua consistenza.

Daniela Giambrone

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