Assistente sessuale: i primi passi in Italia

Quanto vorrei essere amato, quanto vorrei essere desiderato, quanto vorrei fare sesso e riassaporare quelle sensazioni piacevoli ed appaganti….

Se una persona vive una disabilità fisica, è facile che le possibilità di attrarre e piacere fisicamente a qualcuno diminuiscano inevitabilmente; in più ci si può facilmente chiudere in se stessi evitando quindi approcci con l’altro sesso per paura o insicurezza, insomma, perché non ci si piace. In questa situazione le possibilità sono svariate ma sempre dolorose; infatti, se non si è fidanzati o non si vivono momenti intimi con qualcuno, le alternative sono: scegliere di eliminare un aspetto così bello e importante qual è quello dell’affettività; cercare di viverlo in solitudine; oppure ricorrere ad un’“assistente sessuale”.

assistente sessuale a letto con disabile

Forse non tutti sanno che esiste una figura professionale, riconosciuta dallo Stato in gran parte dei Paesi del Nord-Europa, pensata per portare “sollievo” a livello sessuale ed affettivo a persone che sono afflitte da tante tipologie di disabilità (non soltanto fisiche ma anche psichiche) e che non hanno un compagno o una compagna. In Italia, come spesso accade, tale figura non è ancora né regolarizzata né incoraggiata, ma qualcosa piano piano sembra iniziare a muoversi; sì perché, grazie all’impegno di Max Ulivieri, inizierà a Bologna il primo corso per diventare assistente sessuale. Questo è soltanto uno dei tanti passi che l’Italia dovrebbe già aver fatto da molto tempo e si spera lo compia nel modo più adeguato possibile anche se sembrerebbe che tal figura non potrà avere rapporti sessuali completi con la persona (come nel caso invece dei sex worker negli altri paesi d’Europa) a scanso di essere ritenuto“prostituzione”. L’assistente sessuale dovrà quindi limitarsi a carezze e massaggi.

Penso che questa scelta (da un lato chi lo fa come professione, dall’altro chi utilizza il servizio) non sia facile da prendere perché servono non solo coraggio e sfrontatezza, ma anche una buona dose di sensibilità. Credo che ognuno, anche il disabile, debba essere libero di esprimere le proprie pulsioni come desidera e, soprattutto, come può, ma penso anche che una figura professionale di questa importanza debba possedere delle competenze di base sia in campo sanitario che psicologico.

Questo è solo uno dei tanti step che una società civile deve pretendere di raggiungere affinché possa veramente definirsi tale. La civiltà passa infatti inevitabilmente per la libertà di scelta, soprattutto in fatto di intimità e sessualità.