Attrazione fatale per il David

Sfido chiunque di voi in presenza del David di Michelangelo a non averci fatto un pensierino. Lo avete guardato bene? È tanto marmoreo quanto carnale! Nei libri di scuola avevo già visto questa immagine fredda soltanto in apparenza; ovviamente è di marmo, però ha suscitato in me non poca indifferenza, anzi sicuramente malizia. Da allora sono cresciuta e ora nel David ravvedo l’emblema del maschio vigoroso e possente, dotato innanzitutto di forza manuale. Un moderno idraulico o un giovane corpo a petto nudo sotto il sole che impasta cemento. L’anno scorso sono passata da Firenze e non ho resistito: la visione di quella scultura perfetta mi ha ricordato un muratore che avevo conosciuto poco prima.

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Visito la Galleria dell’Accademia e sotto la vasta nicchia centrale risplende lui, il mio manovale, a cui mancavano solo le stille di sudore scivolare sul petto (spero che Michelangelo non si rivolti nella tomba). Lui, il David, è posto al centro della sala, su un piedistallo che surclassa tutte le altre statue. Impossibile non rimanerne turbata. Mi avvicino e lo spoglio ulteriormente in un girotondo di sguardi rapaci. Il corpo è liscio e muscoloso, quasi vorrei toccargli le natiche a mandolino. Nelle sue vene rigonfie sembra scorrere la linfa vitale, come ad intravedere il rosso del sangue. I pettorali e gli addominali sono perfetti e le sue mani talmente grandi da contenere il mio fondoschiena. I lineamenti del suo viso sono marcati mentre i capelli sembrano soffici nei loro ricci composti. Tutto quel corpo vigoroso mi riporta al giovane muratore che graffiava la parete della mia casa a torso nudo, con le gocce di fatica che inesorabili solcavano la sua schiena scolpita. Immagino la presa sulle sue gambe muscolose e dure come la pietra e negli occhi del David disegnati a mandorla incontro lo sguardo del muratore infuocato che si porta di fronte a me toccandosi il mento come a dire: “Guardami, io sono vero!”.