Chi è Gertrude Bell, la “regina del deserto” che sfidò l’Islam

Grazie Herzog per averci finalmente regalato un biopic degno di questo nome: “La regina del deserto”, film del 2015 dedicato alla figura di Gertrude Bell, archeologa, esploratrice e diplomatica inglese dei primi del Novecento cui dobbiamo la conoscenza dei Paesi Arabi e la creazione dell’Iraq moderno. La storia è molto interessante non tanto e non solo perché parla di una donna a cavallo tra due mondi entrambi maschili – il Regno Unito imperialista e l’Islam tribale – ma perché, in generale, rivela quanto davvero la conoscenza sia potere.
gertrude bell - la regina del deserto - 2

CHI È GERTRUDE BELL, LA REGINA DEL DESERTO

Dopo la laurea a pieni voti – e in anticipo – a Oxford, l’inglese Gertrude Bell fu prima inviata di guerra in Spagna e poi corrispondente in Palestina per il governo britannico. Dal 1905 al 1913 fece ben 5 spedizioni in Medio Oriente, toccando Damasco, Gerusalemme, Antiochia, Alessandretta, Beirut e l’antica Mesopotamia tra antiche rovine ittite e lunghe convivenze con le tribù nomadi del deserto. Imparò l’arabo – che si aggiunse alle altre cinque lingue imparate – e divenne funzionaria dell’Arab Bureau intessendo rapporti diplomatici tra l’Inghilterra e i capi arabi. Seppur mandata in qualità di rappresentante degli interessi inglesi, Gertrude fu in realtà il primo esempio di “diplomatica moderna”, operando nel rispetto delle popolazioni locali e nell’ottica di una futura indipendenza politica ed economica. Dopo la conquista di Baghdad da parte delle truppe britanniche, l’Iraq fu ad esempio affidato dietro suo consiglio al re Faisal, che gli diede un governo efficiente ed illuminato.

STORIA DELLA PRIMA OCCIDENTALE NEL MONDO ARABO

La trama, ben raccontata da Werner Herzog che davvero – come per ogni suo film, vedasi l’amazzonico “Fitzcarraldo” – rifugge le facilonerie da kolossal americano rifiutandosi di girare in studio e scegliendo appositamente location e ambientazioni ai limiti dell’impossibile (una tempesta di sabbia, ad esempio), è sì una storia al femminile, la storia di una donna esemplare, ma questo a noi non basta e, in generale, non basta ad un film perché sia da ritenersi valido: ci piace perché è il racconto di una donna tra gli uomini e di un’inglese tra gli arabi, in un tempo in cui non c’erano scambi né possibilità di comunicazione. Il racconto dell’uomo – da intendersi come essere umano – che si trova solo ma non troppo in mezzo alla natura più maestosa ma anche più insidiosa, il racconto di un viaggio in luoghi mitici e arcaici, ancora incontaminati:

“Sentì che non avrei mai più potuto farne a meno. Ero stregata dalla luce dell’alba, che colora la sabbia di un rosa iridescente e ti fa dubitare di essere sveglio ma ancora meravigliosamente prigioniero di un sogno”.

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LA REGINA DI BAGHDAD 

È la storia, tutta geo-politica, di cosa c’è dietro i Paesi Arabi che conosciamo ora:

“Trovai una guida turca e un mulattiere druso, in groppa a un piccolo stallone che montavo come se fossi un uomo, visitai il Giordano, il Mar Morto e la Tomba della Vergine, scattavo foto con la mia macchina fotografica e compilavo uno scrupoloso diario di viaggio. Smaniosa di visitare Petra, feci una deviazione a causa della quale finì i miei viveri. Fortunatamente incontrammo una tribù di zingari, accampati nel deserto. Da bere c’era solo una tazza di caffè che passammo di bocca in bocca, all’imbrunire sedemmo intorno al fuoco, avvolti in pesanti mantelli per ammirare una donna che danzava per noi. Fumammo con il narghilè tabacco e hashish. In quel primo viaggio, percorsi 215 km a cavallo in 18 giorni”

GERTRUDE E LAWRENCE D’ARABIA 

E in ultimo, è la storia avventurosa di personaggi straordinari, ormai entrati nella leggenda:

“Grazie alle lezioni di cartografia che prendevo tra una spedizione e l’altra, stesi mappe e percorsi di tutte le zone che attraversai, descrivendo nei miei diari le popolazioni che le abitavano e quali rapporti intercorrevano tra di loro. Nel 1909, come esperta e archeologa, visitai la Mesopotamia e fu lì che conobbi un giovane e ancora poco conosciuto archeologo, Thomas Edward Lawrence, proprio lui, Lawrence d’Arabia”.