Chiunque può vendere sex toys? In Italia, sì!

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Tokyo, Londra, Parigi, New York e ora anche Roma e Milano: non più solo sexy shop dalle insegne sgargianti e dai vetri oscurati, ma anche distributori automatici no stop di sex toys, introdotti per la prima volta in Italia nel 2008 ma soltanto dal 2012 presenti sulle strade accanto a bibite e merendine. E fu subito bagarre. Prima a Lecce, dove lo scorso aprile gli agenti di polizia hanno apposto i sigilli su tre distributori situati in pieno centro storico per il fatto di averli trovati con le vetrine sprovviste di tendine, poi a Padova, dove l’accanimento contro il sexy shop “I Piaceri di Venere” da parte degli abitanti del quartiere ha raggiunto i toni del linciaggio, ed infine a Tradate, dove la giunta della Lega si è fortemente opposta all’apertura di un sexy shop a 200 metri da una chiesa e a 50 da una libreria religiosa.

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A questo punto sorge spontanea la domanda: esistono delle leggi in Italia per cui si può aprire o non aprire un sexy shop oppure vendere o non vendere sex toys? Quando ci si può sentire liberi di avviare la propria attività senza il rischio di attirare su di sé vicinato e forze dell’ordine?

Ecco, la verità è una sola: checché si tirino in ballo gli articoli in materia dell’ormai vecchiotto Codice Penale datato 1930 (fascista), il divieto assoluto di aprire sexy shop e di vendere sex toys è illegittimo, trattandosi di un’attività commerciale come un’altra priva quindi di restrizioni generali. Tuttavia ci possono essere disposizioni regionali e regolamenti comunali che possono prevedere l’apertura di locali commerciali di questo tipo ad una certa distanza da alcuni luoghi specifici (scuole, cimiteri, ospedali, luoghi di culto).

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Gli articoli chiamati sempre in causa sono il 528 e il 725, secondo cui sono da sanzionare tutti coloro che espongano, vendano, distribuiscano, fabbrichino ed esportino immagini od oggetti considerati osceni e che offendano la pubblica decenza; da applicare non solo al materiale pornografico e ai film vietati ai minori, ma anche a tutti quegli spettacoli pubblici che siano considerati lesivi della sensibilità di chi assiste, questi articoli di legge venivano rispettati in modo stringente solo in passato, dagli anni Trenta agli Settanta circa, ma oggi non più, anche perché ad essere cambiata è l’accezione stessa di “osceno”, prima attribuibile anche al nostro beneamato bikini.

Insomma, in Italia, purché non li si mostri in pieno giorno senza veli, i sex toys possono essere venduti senza particolari restrizioni, sempre che non si abbia la sfortuna di incappare in una giunta comunale un po’ troppo bacchettona. Va molto peggio in altri Paesi, come l’India, dove la legislazione vigente ne vieta la produzione e la vendita, o negli Usa meridionali, ad esempio in Alabama, dove una legge del 2007 proibisce la vendita di giocattoli sessuali.

Certo magari non sarà come l’Olanda, ma tutto sommato l’Italia è meno ipocrita di altri, fra tutti i grandi Stati Uniti d’America, maestri di vita, ma non sempre di civiltà.