Come trovare il punto G?

L’orgasmo riduce lo stress, migliora la pelle, libera endorfine e mille altri prodigi. Eppure, per l’82% delle donne, quello raggiunto tramite la penetrazione è più fantomatico del misteriosissimo punto G e la stimolazione del clitoride – sia diretta che indiretta – è sempre necessaria.

Il fatto che la quasi totalità delle donne non raggiunga l’orgasmo solo via penetrazione non vuol dire, però, che il punto G non esista, anche se molti studiosi sostengono anche non vi sia alcuna evidenza scientifica (Vincenzo Puppo in “Anatomia del clitoride: revisione e chiarimenti sui termini anatomici”, 2011). Checché ne dicano, il punto G esiste, esiste eccome. Solo che va capito cos’è.

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Il punto G esiste o non esiste?

Secondo un recente studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine dal PhD Adam Ostrzenski, il punto G non solo esiste, ma ha anche una struttura anatomica e una collocazione precise, ovvero sulla membrana perineale dorsale, 1,7 cm più su dell’uretra, col cui bordo crea un angolo di 35°. Fa sicuramente parte del complesso clitouretrovaginale e pare che sia una piccola sacca delimitata da pareti di tessuto fibroconnettivo non molto diverso da quello erettile del pene e si divide in tre aree distinte tutte di circa 3 mm: la testa, il centro e la coda.

Che cos’è il punto G?

Ok, esiste, ma che cos’è esattamente? Secondo un’altra ricerca del 2017 condotta a partire da una serie di autopsie, il punto G non è un vero “punto”, un organo a sé, ma il nome convenzionalmente dato al tessuto che ricopre l’uretra, la cosiddetta “spugna uretrale”, in grado di gonfiarsi in certe condizioni di eccitazione e stimolazione. Una fra tutte il “vieni qui”, il movimento che l’indice e il medio compiono in vagina se mossi verso l’alto.

Come funziona il punto G?

Le risposte fisiologiche all’orgasmo del punto G differiscono da quelle osservate nell’orgasmo clitorideo: nel primo si abbassa la cervice, nel secondo si gonfia l’apertura della vagina. Per raggiungerlo – o quantomeno provarci – basta infilare due dita e muoverle verso l’alto come se si cercasse di “grattar via” qualcosa o, meglio ancora, affidarsi a un vibratore punto G, le cui angolatura, punta e inclinazione sono fatte apposta per massaggiare questo tessuto posizionato in alto (non così lontano e irraggiungibile come si pensa). Anche la posizione aiuta: le lui ha il pene rivolto verso l’alto, toccherà naturalmente il punto G nella posizione dell’amazzone, o se lui è sopra nella posizione del missionario, basta inclinare il corpo nel modo giusto per ottenere l’allineamento coitale. Eppure non tutte le donne trovano piacevole la stimolazione del punto G: dipende dall’anatomia sì, ma anche dalla psicologia. C’è chi lo raggiunge solo con un partner e chi solo con la masturbazione, così come chi non lo raggiunge proprio se non simultaneamente alla stimolazione clitoridea. Ogni orgasmo è un’esperienza unica, letteralmente.

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Cosa succede quando hai un orgasmo del punto G

Quasi il 50% delle donne espelle tre tipi di fluidi durante l’eccitazione e il rapporto: l’urina, lo squirting e l’eiaculato femminile. Se la prima dipende da una prima manifestazione di incontinenza da stress e il secondo dalle contrazioni muscolari della vescica durante l’orgasmo, l’eiaculato è invece emesso quasi sempre solo a seguito dell’orgasmo del punto G. Le donne lo descrivono come una sorta di “latte scremato annacquato” e le analisi chimiche hanno rivelato che non è molto diverso dalle secrezioni della prostata maschile. Insomma, anche noi abbiamo una prostata (le ghiandole di Skene), ma soprattutto anche noi abbiamo uno “sperma”, frutto esclusivo dell’orgasmo più amletico di sempre.

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