Il desiderio carnale di Flobiteria

Sono Flobiteria, la dea guerriera del Tonal, colei che possiede il presente e regala ad ogni nascita sulla terra un potenziale. Senza di me nulla esisterebbe, ma non posso esigere che la realtà esaurisca l’intera totalità dell’essere. A dare illusioni e a dominare l’inconscio è mia sorella Lucragnave, dea guerriera del Nagual, opposta a me e per questo a me legata. Quando sono con lei la realtà svanisce e i suoi confini sono ignoti, bui. Decido che il mio stato vada oltre la mera incompletezza e raggiunga quella pienezza che parte dal cuore, dall’amore; sfido i miei limiti, le mie paure, vado oltre il ragionamento e vivo l’illusione del futuro. E la mia illusione si chiama Armete, guerriero della nona legione del regno dei prescelti del bene. Lucragnave, dea dell’ignoto, è anch’essa innamorata di Armete; pur non conoscendo lo stato delle cose reali nel futuro, alimenta ugualmente questa passione. A me non importa, e corro in cerca del mio Armete. Ci siamo dati appuntamento in un tempio della città. Ora siamo completamente nel presente, vogliamo vivere l’universo, non ci fissiamo mete e non temiamo accanimenti e la mancanza del Nagual. L’edificio è un luogo incantevole, colonne longilinee in marmo striato, preziose pietre dure incastonate sul pavimento e volte a crociera che aumentano la libertà dello spazio. Armete mi abbraccia e io percepisco tutta la sua felicità ed emozione nel nuovo incontro. Accarezza il mio viso e bacia le mie mani. 

desiderio carnale

“Armete, la gelosia ha preso il sopravvento, non essere più la tua pupilla e vedere la tua gioia e curiosità per le altre alimenta in me le paure terrene e i sentimenti di dubbio, incertezza, tormento. So che non dovrei ma…”.
“Sei una creatura incantevole, mia Flobiteria, nutro per te un sentimento che mi rende schiavo delle tue stesse angosce terrene. Lasciarmi dominare da queste sarebbe andar contro le mie leggi, ma sappi che vorrei abbandonare anche per un solo momento tutto ciò e vivere questo amore, perché è amore nella forma a me sconosciuta”. A questo punto credo che Armete abbia bisogno di coraggio, quel coraggio che appartiene a me, al mio presente e ora, a dispetto di tutte le leggi, le regole imposte, io voglio sia mio.
Accarezzo il suo volto, i nostri occhi vedono la nostra anima, e lui vuole quello che voglio io. Finalmente il suo istinto domina i dogmi e apre le braccia e quel che di più bello e travolgente si possiede sulla terra, l’atto di congiungere l’amore al desiderio carnale; la sua passione non si perde in preamboli ed eccolo a prendere fra le mani il mio viso, baciare le mie labbra con foga, stendersi sotto l’albero maestro con me. Scivola sotto le mie vesti e il mio corpo si scioglie con il suo calore e la mia eccitazione esplode quando mi dice: “Floriberta, il futuro non ci appartiene, ma rendiamo il presente gravido del futuro”.