Due piccioni con un vibratore

Sono seduta a gambe aperte su questo tavolino, al centro del tuo salotto, e mi sto masturbando. Ho appena realizzato che sto vivendo una delle mie fantasie sessuali più remote: masturbarmi davanti a un uomo che mi desidera e col quale ho stretto l’accordo di non sfiorarci l’un l’altra, nemmeno con un dito.

Questa situazione accende di desiderio ogni millimetro della mia pelle.

Mentre comincio a toccarmi ripercorro ogni tappa della mattinata appena trascorsa, come fosse un fiume che blocca il suo corso sui particolari pruriginosi della nostra conversazione di poche ore fa.

 

Abito lontana dalla mia città da anni ma la prima cosa che faccio a ogni ritorno è andare dal mio barista di fiducia. Ci salutiamo sempre affettuosamente e passiamo un paio d’ore a raccontarci le nostre vite. Oggi ho ripetuto la mia routine del ritorno ma tu prepotentemente ti sei ficcato tra me e il barista spezzando la consuetudine. Sei il mio ex, il mio primo “fidanzatino”, e negli ultimi anni abbiamo costruito a fatica un’amicizia dopo aver chiuso una storia piena di dissapori. Per questo sono rimasta stupita dal tuo aprirti per raccontarmi delle tue future nozze e condividere con me ogni dubbio sulla tua relazione e l’invidia per la mia scelta di dire no al matrimonio con fermezza.

Sono sempre stata dura, mi hai detto poco fa. Dura, duro come il tuo cazzo che si gonfia adesso ogni volta che il mio indice sfiora il clitoride.

 

Hai condiviso con me i dubbi sul tuo matrimonio e poi, come se nulla fosse, mi hai detto: «Ti ricordi due anni fa, l’ultima volta che ci siamo visti, quando io e Nina ci eravamo lasciati?»

Ho fatto si con la testa. Come pochi attimi fa quando mi hai chiesto se riesco a vedere bene la tua mano che sale e scende sul tuo cazzo.

«Quel pomeriggio, mentre bevevamo Martini qui, proprio in questo bar, io avrei solo voluto portarti in bagno e saltarti addosso», questo hai aggiunto stamattina.

Questa frase mi rimbomba per un attimo nel cervello. Rivivo l’istante di poche ore fa in cui l’hai pronunciata fissandomi le labbra. Un brivido mi corre dal clitoride lungo tutto il corpo. Comincio ad ansimare.

«Respira più forte: non posso toccarti ma voglio sentirti godere», mi dici.

Dopo un passato di scopate folli fra me e te, sai benissimo che mi eccita quando mi chiedi di fare rumore. Aumento la velocità delle mie mani e mi viene facile cominciare a gemere.

 

La mia eccitazione sale mentre penso al tragitto in macchina fin qui. Guidando mi hai confessato di sentirti tremendamente in colpa nei confronti della tua futura moglie. È stato allora che ti ho proposto questa mia fantasia: «Noi adesso andiamo a casa tua e non facciamo l’amore, non ci sfioriamo neanche con un dito, io posso solo toccare me e tu tocchi te».

Hai accettato subito. Dopo pochi secondi, già in macchina, ho cominciato a sfregare le mie gambe fra loro per godermi il desiderio che nasceva, leggero, in quel momento.

Adesso mi attacco a quel desiderio e lo sento decuplicarsi nella mia fica.

 

«Guardami il cazzo», mi dici.

Te lo fisso mentre mi tocco. Di tanto in tanto affondo un dito dentro per bagnarlo. Ogni volta che penetro nel mio corpo ansimi come se mi stessi ficcando dentro il tuo cazzo. L’eccitazione mi monta dentro e sento l’orgasmo vicinissimo. «Sto per venire» ma bussano alla porta.

«Porca puttana!», penso.

«Chiunque sia lo caccio a pedate in culo», dici incazzato. «E no, adesso proprio no, cazzo!»

Rimango nuda, stesa sul tavolino, a ridere. Mi intimi di fare silenzio. Mi alzo per frugare nella mia borsa: voglio farti godere dello spettacolo completo, perciò cerco il mio vibratore. Quello piccolo, rosa, che porto sempre in borsetta che non si sa mai.

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Mentre frugo in borsa percepisco le tue parole: «Non t’incazzare: c’è una ragazza di là, nuda».

«Ma che cazzo combini, Edo?», con sollievo mi accorgo che è una voce maschile, quindi non si tratta della tua futura moglie.

Ti giustifichi: «Non stiamo facendo niente, nessun contatto, io tocco me e lei tocca se stessa».

«Ma cazzo Edo, ti sposi tra un mese!»

D’un tratto, riconosco quella voce arrabbiata: è Filippo, un altro mio ex. È la stessa voce incazzata che aveva usato con me, anni fa, quando mi aveva giustamente lasciata a causa di un mio tradimento. Non posso crederci, che disagio! Rivestendomi velocemente ricollego tutti i punti: loro sono diventati amici anni fa, dopo la mia uscita di scena dalle vite di entrambi.

«Ma tu sei matto! E poi con quella stronza no!», mormora più forte Filippo.

Ovviamente si riferisce a me, sorrido a metà tra il compiaciuto e l’imbarazzato. Bisbigliano ancora per qualche minuto, ma non riesco a sentire cosa stiano confabulando e poi silenzio. La situazione è stata piuttosto comica, ma adesso mi pare che il pericolo sia stato aggirato. Il silenzio mi fa capire che siamo di nuovo soli e ricomincio a spogliarmi.

 

Ti vedo rientrare in salotto, nudo come quando sei uscito. Ti fermi sulla porta e mi domandi: «Ma se avessi convinto Filippo a unirsi a noi?»

Divento rossa, paonazza dall’imbarazzo.

«Ma si, è un buon modo per fare pace, no?» aggiungi con la faccia da culo che hai quando chiedi l’impossibile.

«Che vastaso che sei», ti dico.

Filippo entra, già nudo. Tu, che vuoi sempre comandare tutto, gli dici di sedersi sul divano e mi fai riaccomodare sul tavolino.

«Noi riprendiamo da dove ci hai interrotti, stronzo», dici rivolto al tuo amico.

Non ti sei accorto del giocattolino che ho in mano. Senza proferire parola, con gli occhi ingenui e il palmo della mano aperto, te lo mostro. Lo prendi fra le mani, lo soppesi e mi sorridi. La tua erezione torna a fare capolino fra le gambe. Ti ficchi il mio vibratore in bocca, lo bagni bene con la saliva e deciso dici: «Possiamo riprendere».

Lo accendo e lo poggio fra le mie gambe, ben aperte per mostrare tutto ai due. Ritrovo subito il clitoride e comincio a massaggiarlo con la punta del vibratore. Filippo, un po’ imbarazzato, si tocca non potendo nascondere il suo cazzo bello dritto.

«Dice che è arrabbiato», penso, «e poi mi guarda come un affamato guarderebbe una fiorentina al sangue».

Stupita dalla sfrontatezza del mio pensiero, ricomincio a gemere dal piacere. Ogni tanto mi ficco il vibratore dentro dando due, tre colpi per lubrificarlo meglio e perché so che vi piace vedermelo fare. Comincio a muoverlo più veloce e a sentire il piacere dell’orgasmo che pulsa piano. Guardandoti negli occhi vengo con un paio di urla mentre le mie gambe si aprono ancora di più e il mio liquido si scioglie sul tavolino.

Insaziabile mi dici: «Fallo ancora, voglio vederti distrutta dal piacere».

Apro per bene le gambe e ricomincio a sfregare il vibratore sulla fica. M’infilo dentro due dita della mano libera.

«Brava, immagina che sia il mio cazzo, spingile in fondo» dici, sapendo che il modo più veloce per farmi venire è, da sempre, darmi ordini su cosa fare a letto. E infatti un nuovo orgasmo è alle porte. Comincio a muovere le mani più veloci. Fuori e dentro, sopra e sotto. Cerco di occupare tutto lo spazio possibile lì sotto. Il piacere pompa nel mio ventre sempre più forte. Mi abbandono e sento il mio orgasmo esplodere fuori dalla fica insieme a un liquido brillante. Vengo in mezzo a un’onda di piacere potente.

Ti guardo, guardo Filippo e vedo i vostri cazzi esplodere in contemporanea e le vostre facce stravolte di libidine.

Mi abbandono, disfatta, distesa sul tavolino. Accaldata e ansimante.

 

Dopo pochi minuti mi ritrovo con le tue labbra sulle mie. Mi baci come se fosse la prima volta: cercando la mia lingua avidamente. Hai sempre lo stesso sapore.

Chiudi il bacio dicendomi: «Ecco, adesso che avete fatto pace, lo sai che pure Filippo si sposa?»

«Ma davvero?», domando sbarrando gli occhi, sentendomi leggermente in colpa.

«No, ti stavo prendendo per il culo», dici sogghignando sadico.

«Sei sempre il solito coglione!», rido e ti spingo via.

Blu Virginia

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