Eva

Eva entra in casa sudata e trafelata, sbattendo la porta con una inaudita violenza, il pensiero di quella sconosciuta sul tram non riesce ad abbandonarla, è un’ossessione, un fuoco dentro la brucia e la consuma. Si sfila lentamente la t shirt attillata, indugiando minuziosamente sui capezzoli, solleticandoli e inturgidendoli più di quanto già non lo siano. Il seno resta nudo, si specchia con sguardo indagatore: il suo petto non è prosperoso ma è ben fatto, è invitante come una coppa di champagne. Eva comincia a giocarci, a toccarselo con massaggi audaci e profondi, fissando la sua immagine riflessa, quello che vede ha un alto potere eccitante, avverte il suo clitoride triplicarsi, sente le sue mutandine bagnarsi smisuratamente. Si sfila le scarpe tacco 12, prima una poi l’altra, lentamente, provocante, comincia a carezzarsi i piedi longilinei e curati, i brividi di piacere le giungono fino al collo, alla nuca, alle tempie. Via la gonna ora, quasi con impeto selvatico, quasi la costringesse a limitare il suo io.

eva

Restano solo gli slip, minimi nelle dimensioni ma di un bianco castigato, monastico. Osservarsi allo specchio è mero piacere, trovarsi bella è piacere, toccare se stessa con avidità è piacere. È rimasto solo un ostacolo, quelle mutandine dall’ aspetto infantile. Le afferra con cura ai due lati e le fa scorrere con una delicatezza esasperante, prima sui fianchi, poi sulle cosce sode, sui polpacci torniti e infine se le sfila con brutalità. Il suo sguardo torna allo specchio, scrutatore e compiaciuto. Il ricordo della donna sconosciuta che era seduta accanto a lei sul tram torna a travolgerla e a sconvolgerla, immagina che lei sia dietro la tenda drappeggiata della sua cameretta che la osserva, spettatrice nascosta ma oltremodo gradita. Finora ha agito per sé, decide che d’ora in poi lo farà per lei, per la femmina calda e procace che lambiva il suo fianco sul tram. Si accascia invereconda su di una poltrona fucsia di velluto, la direzione è alla tenda di broccato, dove le pare di scorgerla ebbra di desiderio. Le sue mani iniziano a sfiorare l’interno coscia, prima dolcemente poi sempre più avide e impudiche. Piccoli, delicati cerchi fino a giungere ad una Venere glabra e succosa.

Quasi come se lei glielo stesse chiedendo affonda le sue dita nell’antro bollente e bagnato, come in un guscio, come in un contenitore che non aspetta altro che essere riempito. Lei ora la sta implorando di raggiungere l’orgasmo, Eva la sente che geme. Eva stessa è al colmo dell’eccitazione ma decisa a non porre termine subito a questo momento paradisiaco, anzi a prolungarlo il più possibile, a goderne appieno senza limiti e senza tabù. Blocca la propria libidine e pensa che le sue mani non bastano, ha disperato bisogno di un aiuto esterno, del giocattolo che ama di più e va a prendere nel cassetto degli indumenti intimi il suo sex toy. Lo stringe fra le dita, è possente, è grande e duro fino quasi all’ indecenza. È fucsia, il suo colore preferito, un colore che non si addice al maschio, perciò è la sua contraddizione che la erotizza: un fallo, un membro pur sempre maschile ma con un’anima femminile. Tutto ciò la predispone meglio ad essere penetrata, la rende lasciva e incredibilmente voluttuosa. Finge nella sua mente che sia la sconosciuta sul tram ad afferrarlo e a manovrarlo. Lo aziona e già solo il ronzio elettrico fa lubrificare la sua carne. Dapprima se lo passa sulle cosce e sulle natiche poi lo fa scivolare gentilmente sulle labbra depilate fino a che, in preda ad un contorcimento carnale e licenzioso, se lo infila dentro con fervore.

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All’inizio si concentra sullo sfregamento, un preliminare che la galvanizza, che la carica di smania primitiva e ferina. Poi, sempre immaginando di avere accanto a sé la sconosciuta del tram, comincia a simulare e a vivere un amplesso selvaggio, bestiale. I suoi fremiti sanno di barbaro impulso, le sue contorsioni sono vogliose, la sua bocca sussurra parole spudorate e turpi. È al culmine dell’eccitazione, la sconosciuta nella sua testa la fa sussultare con dissennatezza, il dildo nella sua vagina la scuote alla follia. Non ce la fa più a trattenersi, ha voglia e urgenza di venire, di godere, di squirtare. È il momento ed esplode, tuona con un urlo prolungato ed intenso, animale, il calore dell’orgasmo la pervade, le scosse la percuotono in modo sregolato, la mente si obnubila, ed è solo un unico momento di estasi, un picco di tensione spasmodica. La sconosciuta applaude, lei si accascia, provata dalla forza di quell’infinito climax. La masturbazione si eleva a poesia, il peccato diventa arte, il tabù si trasforma in accudimento, la perversione in amore. Eva, nome di peccatrice, Eva la prima donna, Eva disobbediente per natura.

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