Gioco a tre

All’inizio il sesso tra noi era quasi normale.

Quasi, perché sei rude.

Quasi, perché mi spingi sul letto e mi tiri i capelli.

Quasi, perché mi sculacci, e mi metti le mani attorno al collo, e quando stringi mi manca il respiro.

Ma ciò che per alcuni è un tabù, per noi è solo un’altra faccia dell’amore, un’estasi segreta che ci ha unito ogni giorno di più.

Funzionava, almeno all’inizio. Dopo non è stato più così.

La mia fame di emozioni sempre nuove mi rendeva inquieta. Tu l’hai capito e mi hai lanciato una sfida.

Hai chiamato mentre ero ancora in ufficio e mi hai chiesto se mi andava di accompagnarti in un posto.

«Che posto?» ho detto.

«Ti ho mandato una email. Leggila e fammi sapere se stasera sei libera.»

Poche parole e hai messo giù. Sapevi che, tempo un paio di minuti, mi sarei precipitata a leggere la tua lettera, e così ho fatto.

L’oggetto del messaggio recitava: Sei pronta per questo? Non c’era nient’altro, solo un PDF allegato dal nome “Kiss Club”. L’ho aperto e mi sono ritrovata a leggere dodici lunghe pagine che illustravano la storia e il regolamento del Kiss Club, un locale per scambisti di cui ignoravo l’esistenza, ma che, a quanto pare, aveva già dieci anni di vita alle spalle e un selezionato pubblico di fedelissimi.

Sforzandomi di avere una mente aperta, ho letto ogni riga di quelle dodici pagine. Le regole erano davvero tante, e tutte molto severe. Una in particolare mi ha colpito, quella che diceva che non ero obbligata a “interagire sessualmente o in altro modo” con nessuno degli altri partecipanti, incluso il mio accompagnatore. L’ingresso, infatti, era riservato esclusivamente alle coppie, mentre i single non erano ammessi. Ciò significava che per la prima volta tu avevi bisogno di me, amore mio. Forse provavi la mia stessa voglia di trasgressione, di evadere e di sperimentare cose nuove, ma stavolta sarei stata io a decidere, io avevo il coltello dalla parte del manico. E lo trovavo maledettamente eccitante.

Con il cellulare ancora in grembo ho messo i piedi sulla scrivania. Ho chiuso gli occhi, e ho ripensato alla tua proposta. Dopo un iniziale tentennamento ho fatto il tuo numero, e ti ho detto di sì.

«Sì, ci vediamo alle dieci.»

Ho riattaccato subito, temendo di avere agito d’impulso e non per scelta, spinta solo dalla brama di nuove sensazioni e piaceri. Ma la tentazione era troppo forte. Con te tutto era possibile, tutto era perverso. In fondo, non avrei potuto chiedere di meglio.

gioco a tre

Per la serata avevi scelto un abito scuro dal taglio sobrio ed elegante, io invece indossavo un semplice tubino nero che mi lasciava scoperte le gambe, e tacchi alti. La selezione all’ingresso del Kiss Club fu una semplice formalità, ed entrammo senza problemi. Non so cosa mi aspettassi una volta dentro, ma fui piacevolmente sorpresa dall’atmosfera calda ed accogliente del locale. Mi diressi subito al bar e ordinai uno di quei cocktail dal nome latino che mi diede un po’ alla testa. Ma tutto là dentro mi faceva andare su di giri, e non ci volle molto prima che te ne accorgessi anche tu. Allora mi hai trascinata lungo un corridoio che immetteva in diverse sale, privè lontani da sguardi indiscreti, e per un po’ abbiamo giocato a rincorrerci come bambini, finché non siamo finiti in una stanza dalle pareti rosse, completamente vuota. Lì mi hai preso e mi hai gettato a terra per scoparmi. Mi hai scoperto il seno e hai cominciato a leccarlo, mentre io gemevo e mi dimenavo sul pavimento duro e freddo. Le tue mani mi tenevano saldamente per i polsi, e già pregustavo i lividi che mi avresti lasciato su tutto il corpo quando un rumore ha attirato la mia attenzione: era la porta che si apriva. Un uomo, giovane e bellissimo, si era introdotto nella stanza e ci fissava come ipnotizzato. Immagino avesse aperto altre porte prima di questa, sperando di incappare in uno spettacolo del genere, e ora che c’era riuscito non poteva staccarci gli occhi di dosso.

Lo sconosciuto si è avvicinato, accovacciandosi per guardare meglio. Da quella posizione si vedeva la mia biancheria e d’istinto ho serrato le gambe, ma tu ti sei arrabbiato.

Tu e lui avevate un’intesa, l’ho capito, ma non ero sicura di volerne far parte. Anzi, per un attimo ho avuto paura e l’ho colpito con un calcio. Una scarpa è volata via, ma lui l’ha raccolta e me l’ha infilata di nuovo al piede. Però prima lo ha baciato, non una ma svariate volte. Il piede, la caviglia, sempre con dolcezza. Così ho deciso di lasciarlo fare.

«Lo vuoi?» hai chiesto.

«Vi voglio entrambi.»

«Non essere egoista. Tu e io abbiamo tutta la vita davanti.»

Mi hai sollevato di più il vestito, fin quasi sopra la vita. Allora lo sconosciuto si è chinato in avanti e mi ha passato il naso sugli slip, per sentire meglio l’odore della fica. Il suo respiro passava attraverso il pizzo e le perle che ora rilucevano di una macchia umida di piacere. Guardandola, lui ha sorriso.

Bracli & G

Le perle possono molto più di quello che immagini. Mentre il pizzo francese accarezza la pelle con il suo fitto ornato sottile, le perle scorrono lungo il clitoride risvegliandolo al momento giusto. Una tocco speciale, la carezza che aspettavi.

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Poi ha spostato di lato le perle e ha iniziato a leccarmi, sempre più veloce, sempre più in profondità. Credevo volesse mangiarmi e la cosa mi piaceva. Gli ho afferrato la schiena e l’ho tirato verso di me. Il volto dello sconosciuto affondava tra le mie cosce, e quasi non ricordavo più che faccia avesse. Sentivo solo la sua lingua che tracciava un’ampia linea verticale dentro me, dal basso verso l’alto, e poi di nuovo, senza mai fermarsi, senza concedersi un attimo di tregua. Ogni tanto lo sentivo gemere, così ho pensato che si stesse masturbando, ma ero troppo presa dal piacere per prestarci veramente attenzione. Ero a un passo dall’orgasmo, e quando ho sentito i suoi muscoli irrigidirsi anche io mi sono lasciata andare, finalmente. Ho gridato, come faccio quando sono con te, quando mi fai venire nella tua bocca. Perché tu sei ancora con me. Mi tieni per mano, mi accarezzi i capelli, non mi lasci mai sola. Soltanto adesso capisco quanto sono fortunata.

Le persone normali non hanno niente di eccezionale, ma io ho te, e il nostro gioco perverso.

E ti dirò di più: non chiedo di meglio.

Cristiana Danila Formetta è scrittrice e blogger. Scopri i suoi libri su http://author.to/CristianaFormetta

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