La Dea Rossa

Avevo baciato una ragazza quando ero un’adolescente. Lei aveva la mia stessa età, ma possedeva un bagliore nel fondo degli occhi che la faceva apparire antica, come fosse  una divinità. Era successo nei bagni della scuola, una mattina che non sembrava possedere nulla di diverso dalle altre, dopo che avevo disertato la lezione di religione. Una volta in bagno avevo tirato fuori la sigaretta che tenevo nascosta nel reggiseno. Lei era come apparsa dal nulla e aveva avvicinato la fiamma di un accendino alla mia sigaretta. L’avevo fissata, mentre aspiravo il fumo che sbocciava dalla combustione del tabacco.

Aveva lunghi capelli rossi che le incorniciavano il viso minuto come onde languide e ramate. Era nuova, si era trasferita da poco e non sapevo quasi nulla di lei, tranne che era bellissima e silenziosa. Le avevo offerto la mia sigaretta, ma lei aveva scosso il capo, facendo ondeggiare i capelli serici. Poi si era avvicinata, e d’un tratto le sue labbra premevano contro le mie. La sua morbida lingua aveva serpeggiato attraverso le mie labbra socchiuse, ed io era stata colta da un languore che non avevo mai provato prima, neppure quando mi masturbavo pensando al mio professore di ginnastica. Ancora ricordo il sapore della sua lingua. Era dolce e sapeva vagamente di fragole. Fu un bacio che sapeva di proibito, di peccato e di piaceri da scoprire. Il tempo però lentamente aveva smorzato la sensazione di serica dolcezza che avevo provato a fior di labbra, e quel bacio si era perso nel fondo dei miei ricordi. Fino ad oggi.

La riconobbi subito. Passeggiavo per il centro commerciale con il mio compagno, quando incrociai il suo sguardo attraverso la vetrina di un negozio di abbigliamento. Mi bloccai all’istante. Lei mi fissava dall’altra parte del vetro. Sul viso le vidi apparire un leggero sorriso. Mi aveva riconosciuta. Mi voltai allora verso il mio compagno.

Ho visto una gonna che starebbe benissimo con la camicetta che mi hai regalato” gli dissi tutto d’un fiato.

Davvero?” mi chiese lui con falso entusiasmo.

Non c’è bisogno che entri con me.” aggiunsi già muovendomi verso l’entrata del negozio.

Mentre mi aspetti perché non vai a dare un’occhiata ai televisori… magari trovi qualche buona occasione.” gli dissi mentre già aprivo la porta a vetri.

Lo guardai soppesare velocemente la cosa.

Sì… mi sembra un’ottima idea.” mi disse “Ci rivediamo qui fuori tra circa mezz’ora“.

Poi mi posò un bacio fugace sulla guancia e sparì tra la gente.

la dea rossa

Lasciai che la porta a vetri si richiudesse dietro di me con uno sbuffo leggero. Poi mi mossi decisa verso di lei. La vidi scivolare tra gli scaffali. La seguii come ipnotizzata. Poi la vidi sparire dietro la tenda beige di uno dei camerini di prova. Mi fermai. Mi guardai rapidamente intorno. Le commesse erano impegnate a sistemare i nuovi arrivi o a seguire le richieste di un folto gruppo di clienti. Tornai allora a guardare la tenda. Poi mi avvicinai, la scostai e la sua mano mi afferrò per un braccio. Mi trascinò nella penombra del camerino e mi spinse contro il muro. La sua bocca calda trovò subito la mia. Le nostre lingue presero a cercarsi, ritrovandosi affamate. Infilò le mani sotto la mia maglietta e rapidamente si mosse verso i miei seni pieni. Li afferrò e li strinse. Poi prese a stuzzicarmi i capezzoli, strofinandoli con i polpastrelli.

Il mio corpo venne investito da una vampata di calore rovente. Un attimo dopo aveva liberato il mio seno dal reggiseno e lo cercava con la bocca. Poi la sua lingua prese a leccare con vigore i miei capezzoli, mentre la sua mano destra scendeva tra le mie cosce. Le allargai. Le sue dita trovarono il mio clitoride eccitato e iniziarono a muoversi rapide. Mi sentii sciogliere sotto il suo tocco che sembrava sapere esattamente quello che il mio corpo desiderava. Eppure volevo di più. Le misi le mani sulle spalle e dolcemente la spinsi verso il basso. Lei iniziò a scivolare, piegandosi sulle ginocchia, mentre mi fissava con i suoi occhi grigi e quasi innaturali. Poi sprofondò con il viso tra le mie gambe.

Sentii la sua lingua calda leccare il mio clitoride. Alzai allora una gamba e posai il piede sullo sgabello del camerino, poi spinsi il mio corpo in avanti, inarcandomi. La sua bocca iniziò a divorarmi, succhiandomi come nessuno aveva mai fatto prima. L’orgasmo mi colse senza preavviso, inzuppando il suo viso e le mie cosce. Lei si staccò da me, si alzò e mi baciò dolcemente. Poi scostò la tenda e uscì.

Non la rividi mai più. Ancora oggi la sogno però, la mia Dea Rossa senza nome.

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