La padrona della mia vita

La mia ex ragazza è bellissima, ancora adesso quando mi capita di guardarla in foto mi eccito da morire.
Quando ci siamo messi insieme io avevo 22 anni e lei 18. Un corpo e delle gambe mozzafiato, un viso vivace e allegro: bellissima!

E tra di noi le cose andarono in una maniera sempre più eccitante. La cosa che mi colpì subito di lei era la voglia che aveva di umiliarmi, all’inizio solo scherzando, ma poi sempre più seriamente. Mentre eravamo in macchina ad amoreggiare, un giorno, decise di mettermi i piedi in faccia in segno di superiorità, io stetti al gioco e cominciai a leccarli. Lei in silenzio, io a pensare solo ad adorare i suoi bellissimi piedi sperando che fosse solo l’inizio di una lunga serie di sottomissioni. E la mia speranza non fu vana, perché le volte successive diventarono sempre peggio.

Durante i rapporti sessuali lei cominciò a chiamarmi cagnetto… E scopavamo sempre due o tre volte a serata. L’idea che una ragazza così giovane mi avesse già schiavizzato in quella maniera era ancora più eccitante, io avevo già deciso che la mia dignità l’avrei regalata a lei qualsiasi cosa fosse successa, e volevo concentrarmi sul suo piacere sessuale.

Gli anni passarono ed io continuavo a comportarmi da schiavo sessuale, lei iniziò ad avere fantasie erotiche in cui faceva sesso con altri uomini mentre io stavo a guardare, o peggio ancora mentre io ero costretto a leccarle i piedi mentre si faceva scopare violentemente da un altro. Quando parlava, quando mi raccontava le sue fantasie allora io sentivo sempre il bisogno di leccarle la figa e il culo in segno di sottomissione completa e lei godeva infinitamente, tanto da portare gli occhi all’indietro mentre pensava a come umiliarmi e usarmi come giocattolo sessuale.

Ma l’apice della sua cattiveria lo raggiunse quando volle andare in discoteca con le sue amiche, facendosi accompagnare da me e rispedendomi a casa. Lei mi disse: “Ora tu mi accompagni in discoteca come un bravo schiavo e poi te ne vai a casa e non vai da nessuna parte. Io mi vado a divertire e tu ti annoierai a casa e mi aspetterai come un cane farebbe con la sua padrona. E comunque stasera diventerai cornuto, sei contento? E da bravo schiavo cornuto mi verrai a prendere alle 4 del mattino, perché la tua padrona non aspetta“. Un sorriso totalmente malvagio sulle sue labbra la rese infinitamente arrapante.

la padrona della mia vita

Quando l’accompagnai in discoteca, prima di scendere, lei mi ordinò di messaggiarle i piedi e di bere tanta acqua perché poi, al rientro, avrei dovuto leccare tanto. Ovviamente acconsentii, ma avevo una paura fottuta delle corna che mi voleva fare, ma se era il suo desiderio io non potevo proprio ribellarmi. Arrivai a casa e ci rimasi proprio come mi aveva ordinato e mi masturbai più volte per l’eccitazione di rivederla più tardi e quando arrivò l’ora di andare a prenderla lei, all’inizio, era molto silenziosa.

Io le chiesi: “Allora, com’è andata?” e lei: “Ti dico solo questo, sei ufficialmente un cornuto e appena arriviamo a casa mi lecchi i piedi e il culo e mi chiedi perdono per quello che ho fatto“. Parole più perverse non esistevano, eppure ero fuori di me, non riuscivo più a controllare le pulsazioni del mio membro e appena arrivammo a casa, come da copione, le leccai i piedi, la figa e il culo… La leccai tutta e le chiesi perdono. Lei godeva e voleva scopare, allora glielo infilai violentemente dentro. Lei, in preda a un orgasmo potente, mi insultava con i peggiori insulti mai dati ad un uomo, facendomi sentire una larva, un essere inferiore, una nullità… Eppure godevo, godevo da far schifo, godevo a vedere lei godere e non ne potevo fare a meno…

Anche quando ci lasciammo non volle rinunciare a schiavizzarmi. Una volta mi ordinò di andare a prenderla  a casa dei suoi a circa 50 km da me perché aveva voglia di utilizzarmi come giocattolo sessuale. Ovviamente ubbidii, ma io soffrivo comunque la sua mancanza e lei sembrava fregarsene invece. Tanto è vero che durante un intenso rapporto sessuale lei mi chiese: “Ma è vero che stai soffrendo che ti ho lasciato?” alla mia risposta affermativa lei, per tutta risposta, spalancò gli occhi come un demonio e sorridendo disse: “Bene, è proprio ciò che voglio, così sono sicura che sarai comunque il mio cane per tutta la vita anche quando mi sposerò un altro” e godeva da morire in una maniera assai visibile.

Infatti, lei non lo sa, ma sono ancora il suo cane in eterna attesa del suo impossibile ritorno. Ma è così che voglio morire. Voglio morire pensando di farla ancora godere quando e come vuole lei, l’unica padrona della mia vita.

2018-07-09 MySecretCasehttps://skin.mysecretcase.com/frontend/default/vigoshop/images/mysecretcase-shop-online-piacere-donne.svg https://www.mysecretcase.com/blog/wp-content/uploads/2018/07/la-padrona-della-mia-vita-evidenza-2.jpg