La prostata femminile esiste? Orgasmo vaginale e squirting

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“Cara, come sta la tua prostata?”. Se nella frase che avete appena letto vi sembra ci sia un errore di battitura o una confusione di genere, è solo perché forse non siete a conoscenza dell’esistenza della prostata femminile. Proprio così: la prostata non è solo la ghiandola dell’apparato riproduttivo maschile deputata alla produzione del liquido seminale. Anche le fanciulle hanno la prostata, anche se non si dice molto in giro. La prostata femminile è più nota con il nome di ghiandola di Skene, o ghiandole di Skene, vista la struttura a “corallo” di queste ghiandole parauretrali poste nella parte anteriore e superiore della vagina, proprio davanti alla vescica. 

Vi sembra di ricordare che nella medesima posizione ci fosse già qualcos’altro? Avete ragione: la collocazione della prostata femminile corrisponde a quella del ricercato più famoso della storia, ovvero il punto G. Corrispettivo interno del clitoride, il punto G è la parte di vagina responsabile dell’orgasmo vaginale, ed è accomunato alla prostata femminile non solo da un rapporto di buon vicinato, ma anche dalle sempiterne speculazioni sulla sua esistenza. L’anatomia femminile è complessa e controversa, e non è ancora chiara la funzione di tutte le sue componenti, né univocamente accertata la loro esistenza. 

Le ghiandole di Skene, però, pare siano date in dotazione a tutte noi, anche se per la maggior parte delle donne sarebbero solo atrofici corrispettivi della prostata maschile. Le poche che invece hanno ghiandole di Skene vispe e attive sarebbero le prescelte in grado di provare l’eiaculazione femminile o squirting. La stimolazione della parete anteriore della vagina, attraverso la penetrazione o con l’utilizzo di sex toys dalla forma mirata come i vibratori punto G, porterebbe infatti alla secrezione di liquido da parte della prostata femminile, espulso poi nel momento dell’orgasmo vaginale attraverso l’uretra.

prostata femminile

Meccanismo del tutto analogo a quello dell’eiaculazione maschile, così come analoga è la composizione del liquido emesso durante lo squirting (eccezion fatta per lo sperma, ovviamente). Solo una donna su dieci, però, sarebbe in grado di eiaculare, anche se in alcune culture, come per esempio alcune società matriarcali africane, come i Batoro, l’eiaculazione femminile è considerata il segno tangibile della maturità sessuale femminile, o l’unica dimostrazione del raggiungimento del piacere, e la sua pratica è quindi incentivata ed “allenata”. 

Nella società occidentale, invece, l’espressione degli umori e degli odori femminili è sempre stata repressa: non sta bene che una donna sudi, né che una produca altri tipi di liquidi. Quella è una prerogativa del maschio, che può sudare ed eiaculare. L’eiaculazione femminile, al di là della naturale e fisiologica predisposizione individuale, non è mai nemmeno stata presa in considerazione, salvo entrare nell’immaginario (perlopiù maschile) grazie alla pornografia. Che però, come spesso succede, restituisce un’immagine iperbolica e distorta dello squirting, finalizzata più a gratificare il maschio in grado di indurlo che non la donna che lo prova. 

Quel che è certo, al di là del dibattito scientifico, della pornografia e delle tradizioni locali, è che la stimolazione mirata di quella circoscritta manciata di centimetri corrispondente al punto G e alla prostata femminile è in grado di portare la maggior parte di noi all’orgasmo vaginale… con o senza spruzzi!