La seduzione di Pamela

La mia ragazza si chiama Pamela. Tutti i miei amici dicono che è bellissima, e quando ci vedono insieme è un continuo scambio di battutine su come sia possibile che una sventola come lei si sia messo con un buzzurro come me. Però non me la prendo più di tanto, e quando uno di loro esagera lo zittisco dicendogli che Pamela se ne frega delle apparenze perché lei è speciale, lei ha qualcosa in più. Naturalmente non gli sto a spiegare che quel “qualcosa in più” è il pene che Pamela nasconde tra le gambe, perché questo è il nostro piccolo segreto, anzi non tanto piccolo a dire il vero.

Pamela ha un pene lungo e sottile che di solito tiene compresso dentro slip di una taglia più piccola.

Di solito, appunto, ma non oggi. Stasera ci troviamo a casa mia, e Pamela ha pensato bene di mettersi in libertà, girando seminuda nel soggiorno solo per il gusto di sbattermi in faccia il suo pene eretto.

«Perché non la finisci di guardare e me lo prendi in bocca?» chiede. «So che lo vuoi.»

Verissimo. Lo voglio, lo voglio proprio tanto, ma una parte di me – la parte eterosessuale di me – ogni tanto oppone resistenza, pur sapendo che alla fine cederò comunque perché sono pazzo di lei, perché l’amo dal primo momento che l’ho vista, quando ancora credevo che fosse una ragazza come le altre.

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Proprio così. Quando ho incontrato Pamela non immaginavo fosse una trans, e lo stesso pensavano i miei amici. Lei era semplicemente la creatura più femminile e più sexy che si trovava nel locale, una specie di sosia di Marilyn Monroe dai capelli biondo platino, con delle tette giganti e gambe lunghe un chilometro. Insomma, non assomigliava per niente a un uomo, però era diversa anche da tutte le altre donne che avevo mai incontrato: nossignore, Pamela era più simile a una dea! La mia dea!

Per farla breve, mi feci coraggio e le attaccai bottone. Stranamente lei non mi respinse e ci accordammo per rivederci la sera seguente, e quella dopo ancora. Alla fine della settimana eravamo diventati inseparabili, ma per qualche strano motivo i nostri appuntamenti non andavano mai più in là del bacio della buonanotte. Inutile dire che più lei si negava più io ero cotto, e quando finalmente Pamela cedette, sbottonandomi i calzoni per farmi almeno un pompino, io le dichiarai tutto il mio amore. Anche lei però aveva qualcosa da dirmi, e non era esattamente ciò che mi aspettavo: lei in realtà era un uomo.

Se fui scioccato da quella confessione? Sì, certamente. Tuttavia continuammo a vederci, e il nostro rapporto si fece sempre più serio. Il fatto che Pamela non fosse una donna al cento per cento, ma nemmeno un uomo al cento per cento mi aveva lasciato sconvolto, eppure mi sentivo irretito dalla doppia natura della mia ragazza. Era tutto così nuovo, così eccitante che in breve non seppi più fare a meno di lei. E dei suoi pompini. Infatti dopo quella rivelazione, Pamela disse di prendermi del tempo per digerire la cosa, tempo che lei impiegò per praticarmi regolarmente del sesso orale. All’inizio non ci trovai nulla di strano, Pamela usava la bocca in una maniera magnifica, e a me veniva duro all’istante. Non mi chiese mai di toccarla a sua volta, ma dopo un po’ cominciò a fare uno strano giochetto con le dita nella zona del mio ano. Sembrava stesse disegnando un cerchio tutto intorno, e sebbene lo trovassi strano devo ammettere che quel giochino non mi dispiaceva. Ma all’improvviso, mentre me lo stava succhiando, Pamela infilò il dito proprio lì dentro, e immediatamente venni dentro la sua bocca come un fiume in piena. Lei però non chiese se mi era piaciuto, anzi non fece parola di quanto era accaduto. Semplicemente continuò a stuzzicarmi e a fare quel suo giochetto sempre uguale, notte dopo notte. Stasera però sentivo che c’era qualcosa di diverso.

Eravamo nel mio appartamento, come al solito. Io mi ero già sfilato i pantaloni, pronto per il pompino della buonanotte, mentre Pamela, senza più camicetta e reggiseno, se ne stava inginocchiata ai miei piedi. Ma per lei quello non era un atto di sottomissione, al contrario non appena la sua bocca toccò la punta del mio cazzo, fu chiaro che era Pamela ad avere il controllo. Prese il glande tra le labbra, senza neppure sfiorarmi con i denti, mentre con la lingua mi accarezzava il pene. Ero in paradiso, sapete? In quello stato avrei fatto qualsiasi cosa, pure mettermi a scodinzolare come un cane se me lo avesse chiesto. Perciò quando sentii le sue dita avvicinarsi al mio ano capii cosa stava per fare e non dissi nulla, anzi la incoraggiai perfino, sporgendo di più le natiche.

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Il messaggio era chiaro: volevo che m’infilasse un dito nel culo. E lo so che messa così sembra una cosa brutta, ma lei mi faceva sperimentare cose nuove e io le volevo provare tutte. Peccato che Pamela facesse orecchie da mercante.

Dopo un quarto d’ora del solito giochino capii che per avere ciò che volevo stavolta avrei dovuto chiederglielo.

«Cosa aspetti? Mettimi quel dito dentro!» gridai al culmine dell’eccitazione. Allora Pamela, senza staccare la bocca dal mio pene, mi sorrise, più sexy che mai. La sentii spingere dolcemente un dito tra le natiche e tutto il mio corpo iniziò a vibrare. Sapevo che stavo per venire, Pamela mi aveva preparato a queste sensazioni con pazienza e costanza, e adesso le cose che mi facevano più paura erano quelle più mi davano piacere.

«Pamela…» mormorai mentre il mio seme le inondava la gola. Lei ne bevve ogni goccia, fissandomi come un gatto che ha appena mangiato un canarino.

«Pamela… Ma dove sei stata per tutto questo tempo?» scherzai, crollando poi esausto sul divano. Lei non mi rispose, ma continuò a spogliarsi, con lentezza esasperante. Prima la gonna, poi le calze, infine gli slip. Terminato lo spogliarello, a Pamela erano rimaste solo le scarpe. Guardando le sue gambe mi accorsi di essere nuovamente eccitato, e pronto al passo successivo.

«Perché non la finisci di guardare e me lo prendi in bocca?» chiede. «So che lo vuoi.»

Verissimo. Lo voglio. Lo voglio eccome.

Cristiana Danila Formetta è scrittrice e blogger. Scopri i suoi libri su http://author.to/CristianaFormetta

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