La spogliarellista

L’odore dell’erba appena tagliata fende le narici, mentre varco il portone d’ingresso del grande parco, nella campagna bolognese, a bordo della nuova Guzzi V7 nera. È maggio e sto andando al mio primo motoraduno.

Il rumore delle marmitte sovrasta quello della musica che proviene da un palco posto dopo lo stand delle piadine. Le locandine annunciano una cover band metal e lo spettacolo di una spogliarellista, non avrei potuto sperare in una combinazione migliore, rifletto avviandomi verso i miei amici che hanno appena parcheggiato.

Il Gianca mi presenta un nuovo ragazzo che si unirà al gruppo delle uscite del sabato, è il classico pieno di sé che conosce tutti e che ha avuto più esperienze di te e che, in qualche modo, che tu lo voglia o no, vuole insegnarti a stare al mondo. Il nuovo membro ci porta subito in giro per la festa, introducendoci agli organizzatori, millantando influenze politiche in provincia prima di trascinarci dalla buona Gina, la cuoca dello stand della pasta fresca. Ci sediamo ad aspettare i nostri tortelli e attacchiamo a bere il buon vino rosso della casa, un Lambrusco davvero rinvigorente. Da questa posizione riusciamo a vedere nitidamente il palco e proprio in quel momento, mentre la cover band continua a suonare, sale l’attesa spogliarellista. È biondissima, i capelli le cadono lunghi e dritti sfiorando le natiche, sembra molto alta e ha una muscolatura ben sviluppata, come se facesse body building.

la spogliarellista

Si muove sinuosamente accarezzando il palo da lap dance posizionato al centro del palco mentre i musicisti si avvicinano a lei. Lentamente abbassa la cerniera del piccolo vestito nero, che finge di coprirla, e lo lascia cadere. Con il piede stretto nei sandali a zeppa dorati calcia il pezzo di stoffa in direzione del pubblico davanti a lei e prosegue sganciando il bustino di raso rosso che le stringe la vita. Ora è in bikini e noto che un ciondolo agganciato a un cordone nero oscilla tra le sue gambe, esce dagli slip, che probabilmente hanno la fessura al centro. Peccato non essere abbastanza vicina per vedere meglio.

La spogliarellista comincia a entrare nel vivo dello spettacolo, si aggrappa vigorosamente con le gambe al palo rispettando il ritmo dettato dal brano, ondeggia con le spalle e ci mostra le natiche sode, divise dal piccolo lembo di stoffa elasticizzata. Ora afferra il tubo di metallo con le mani e compie vari giri roteando il corpo, finché, sospesa a due metri da terra, spalanca le gambe e con la mano sfila dalla sua fica due palle di acciaio luccicanti. Getta a terra le sfere e, senza smettere di muoversi a ritmo, slaccia anche il pezzo superiore del costume.

È praticamente nuda e il pubblico si infiamma, sento grida di eccitazione, versi animaleschi di ogni sorta e io penso solo a cosa vorrei fare alla sexy ballerina. Osservo le tette sode, sicuramente rifatte, restare ancorate al petto, incuranti dei movimenti e della forza di gravità, le scruto da ogni angolazione finché non sono attratta da quella piccola pesca perfettamente scolpita che è il suo culo. Il tubo striscia sulla linea che le divide le natiche mentre scende a testa in giù, usando i muscoli delle gambe per controllare la velocità, che aumenta progressivamente fino a quanto, a soli pochi centimetri da terra si ferma, nello stupore generale.

Fantastico sui muscoli pelvici che deve avere, a come vorrei che le mie dita, scivolandole dentro, fossero schiacciate come noci dalla carne calda della sua fica nervosa. Vedo la mia testa intrappolata tra quelle cosce forti, obbligata a leccarle instancabilmente il clitoride gonfio e arrossato dal continuo strisciare contro il palo.

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Lo spettacolo prosegue poderoso e io mi bagno sempre di più, innamorata del corpo scolpito della bionda performer che, come se fosse senza peso, volteggia attorno al palo, solleticando i nostri occhi rapaci, accesi dal lambrusco e da una forza primitiva.

La spogliarellista finisce l’esibizione, acclamata da un tripudio di voci scomposte e becere provenienti da maschi arrapati, e si dirige verso il nostro tavolo. Conosce molto bene il nuovo membro del gruppo e, avvolta nell’accappatoio per asciugare il sudore, si siede vicino a lui. Lascia che la sua mano viscida le avvolga il fianco e ubbidisce al comando che le viene sussurrato all’orecchio. Estrae dalla tasca le sfere di metallo, ricoperte di umori vaginali e di saliva e me le porge sorridendo.

Per questa sera” spiega il piccolo stronzo, “pensa a noi che invece scoperemo veramente” aggiunge alzandosi dal nostro tavolo.

Non ho la forza per ribattere e nemmeno quella per sottrarmi all’offerta. Infilo velocemente le palline in tasca e finisco il bicchiere di vino, immaginando già come usare quel nuovo giocattolo.

                                                                                                                                                                                    Madame Elizabeth di lestanzedimadame.com

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