L’armadio

Guardavo il cielo grigio attraverso il vetro della finestra. Al mio fianco Teresa sonnecchiava pigramente, sfinita dall’amplesso con il nostro nuovo compagno di giochi, un delizioso vibratore rabbit. Mentre scrutavo le nubi sempre più scure, pensavo a quanto sarebbe stato meraviglioso vivere in quel modo senza doverlo condividere con la paura di essere scoperte. Mio marito era un uomo tutto d’un pezzo, rigido come una sbarra d’acciaio e incapace di comprendere i misteri dell’amore. Teresa si stiracchiò, come una gatta sinuosa. Mi voltai a guardarla. Il suo corpo elastico era un tripudio di curve morbide.

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É ora di andare.” dissi posandole un bacio leggero sulla bocca. 

Così presto?” chiese lei guardandomi da sotto le lunghe ciglia scure. 

Non aggiunsi altro e mi alzai dal letto, sapevo che quello sguardo avrebbe potuto farmi cadere nuovamente in tentazione e non potevo permettermelo. Aspettavo una consegna. Mio marito aveva deciso che era ora di cambiare l’armadio della nostra camera da letto. Non capivo questa sua improvvisa esigenza, ma non avevo alzato grandi obiezioni. Nel frattempo anche Teresa si era alzata e aveva iniziato a rivestirsi. A malincuore l’accompagnai sulla porta e la guardai volteggiare via, lungo la strada spazzata da un vento irrequieto.  

Il furgone del mobilificio era arrivato circa un’ora più tardi. Dalla porta aveva guardato i due giovani fattorini scendere dal mezzo già sbuffando. Impiegarono quasi venti minuti a scaricare l’armadio dal retro del furgone. Era un mostro di legno scuro, squadrato e massiccio. Il trasporto dell’armadio fino alla camera da letto fu una vera e propria agonia. Quando finalmente i due fattorini terminarono il lavoro, erano scuri in volto e madidi di sudore. Andarono via borbottando, salutandomi a mezza bocca. Dopo tutto quel trambusto, avevo bisogno di una doccia calda. Soprattutto per togliermi di dosso, a malincuore, l’odore del sesso fatto la mattina con Teresa.  

Mentre ero sotto il getto tiepido dell’acqua, fui certa di sentire il mio cellulare squillare. Chiusi l’acqua, mi avvolsi in un telo di spugna e andai a verificare. Trovai una chiamata persa di mio marito e un messaggio. Lo lessi. Era di mio marito. Diceva che sarebbe tornato molto tardi per colpa di una riunione improvvisa. In realtà non era una cosa insolita. Composi allora il numero di Teresa. 

Quando arrivò, il suo profumo riempì in un istante la camera da letto. Sapeva di fiori appena sbocciati. Le presi il viso tra le mani e la baciai con foga. Poi iniziai a spogliarla. Sotto l’innocenza della camicetta rosa e la gonna leggera, Teresa nascondeva un reggiseno di pizzo nero e delle mutandine minuscole. Attraverso l’intricato disegno del pizzo, potevo intravedere i suoi capezzoli. La stoffa faticava a contenere tutta la gloriosa pienezza dei seni di Teresa. Quando li liberai, esplosero in tutta la loro compatta maestosità. Li prese, li sollevai e inizia a baciarli. Le succhiai e le leccai i capezzoli fin quando non li sentii inturgidirsi, poi la spinsi con fermezza verso il letto. Teresa si lasciò cadere sopra le lenzuola. Le sfilai le mutandine, lentamente. Poi le allargai le gambe, mi inginocchiai e affondai il viso nella sua carne. Era già bagnata. Presi a leccarla, stuzzicando con la punta della lingua il suo clitoride eccitato. Teresa si muoveva sotto di me, ondeggiando come un velo di seta nel vento. Le afferrai le cosce con forza, e la leccai con più vigore. Un cigolio improvviso alle mie spalle però mi distrasse. Alzai il viso di scatto e mi voltai. Una delle ante dell’armadio nuovo si era leggermente aperta. 

Che fai?” mi chiese Teresa in un soffio. 

Nulla… mi era sembrato di sentire un rumore.” le dissi continuando a fissare l’anta. 

Non è niente.” riprese Teresa affondando le sue mani tra i miei capelli. 

Dai… non fermarti proprio adesso. Leccami ti prego…” mi supplicò lei spalancando le gambe.

l'armadio

Stavo per voltarmi, quando attraverso l’anta aperta vidi chiaramente una porzione del viso di mio marito. Mi gelai. Lui non si mosse. Aveva una luce strana nell’occhio che ci spiava dal buio dell’armadio. In quel momento capii che lui sapeva, e aveva trovato un modo elegante per condividere questo segreto. Tornai a tuffarmi tra le gambe di Teresa, leccandola con ancora più impeto. Allungai le mani, le afferrai i seni generosi e presi a tirarla verso la mia faccia. La penetrai con la lingua, facendola gemere più forte 

Più veloce… ti prego più veloce, sto impazzendo!” la voce di Teresa si era fatta più acuta. 

La mia lingua vorticava dentro e fuori di lei, poi presi a leccarle senza sosta il clitoride. Teresa si inarcò di colpo, rimase un istante immobile, poi venne lasciandosi andare ad un urlo di piacere.  

Mentre mi rialzavo, per stendermi vicino a Teresa, sentii l’anta dell’armadio richiudersi. 

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