L’autoerotismo di Danae

Mio padre mi ha rinchiusa sotto una campana di vetro, dentro una torre di bronzo, per tenermi lontana dai mille corteggiatori che bussavano alla sua porta per chiedere la mia mano. Per una profezia da scongiurare ed un uomo da allontanare, egli decise di farmi vivere in castità. Ora giaccio tutte le sere su un vasto talamo ricolmo di cuscini che compensano la mancanza di un uomo nel mio letto. Di fronte a me una finestra aperta e il mio sguardo verso il cielo. Stranamente non sono triste, mi sento bella comunque; Il mio corpo è ancora vivo seppure il tempo passi. Posso ascoltarlo gemere se voglio, lo curo, lo accarezzo e intimamente posso sentire la mia anima. Non serve quell’uomo tanto agognato. Perché bramare per un altro corpo opposto al mio? Voglio amarmi anche da sola.

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Sulla parete al lato del letto uno specchio a triangolo riflette la mia immagine. Mi guardo, mi ascolto; il mio viso è languido e voglioso, una musica dolce per me. Il rumore della pioggia che batte mi estranea dal mondo. Non mi vergogno dei pensieri che vivo in quel momento e perché dovrei? Cerco solo di appagare le mie umane voglie, non è peccato perché nasco dal peccato. Mi regalo una notte di erotismo. Di autoerotismo.

Mi distendo sul letto, le lenzuola coprono le cosce a metà, il mio seno è bellissimo, tondo, caldo, mentre lo sfioro il capezzolo si drizza al passaggio leggero e rotante del dito; scivolo lungo il canale fino all’ombelico e continuo a ruotare su di esso. L’altra mano si avvicina al mio sesso, apro leggermente le gambe senza pensare, il gesto è spontaneo. I miei occhi sono fissi sui movimenti sensuali, mi aiuto inarcando la schiena e sollevando il bacino, scendo e apro le grandi labbra per cercare il punto G. Il clitoride è il punto più sensibile per il mio piacere, ma non basta; avvicino l’altra mano e infilo due dita tra le labbra mentre con un altro dito lascio sfiorare l’ano. A quel punto salgono i fremiti e tra la pioggia, il pensiero che si perde, le percezioni della carne, la paura della porta che potrebbe aprirsi da un momento all’altro, muovo le dita velocemente; la bocca si apre e comincio a gemere di piacere. In quel momento Zeus scende sottoforma di pioggia d’oro e mi regala quell’istante di orgasmo infinito. Le mie gambe ancora tremano, le pareti del mio antro sono ancora rigide. Le lascio in quello stato.