Liquido vaginale, eiaculazione femminile e squirting: curiosità e differenze

Lo squirting e l’eiaculazione femminile sono note da secoli. La letteratura scientifica ha sempre parlato di squirting e di eiaculazione diffusamente, tanto che già nei testi occidentali fino al 1600 si parla di emissione di liquidi nella donna all’acme del piacere. Successivamente, complice la Controriforma, parlare di piacere e di femminilità in un momento teso al ripristino e alla restaurazione dei valori cristiani e cattolici è diventato quanto di più scomodo si possa fare.

Cosa sono le ghiandole di Skene?

Ben diversa la situazione nel mondo orientale, da sempre attento al “femminile” e alla corporeità: la realtà dualista occidentale che separava corpo e mente, relegava infatti lo squirting e l’eiaculazione a una nicchia polverosa da cui sarebbero riemersi soltanto tre secoli dopo. Saranno infatti gli studi successivi condotti da Grafenberg e Skene intorno alla fine del 1800 a riportare l’attenzione sullo squirting.

Alexander Skene era un medico, professore e ricercatore scozzese che per primo descrisse le ghiandole parauretrali femminili nel suo “Treatise on diseas of women” (1888), da cui il nome di “ghiandole di Skene”, considerate all’unanimità responsabili del fenomeno della eiaculazione femminile.

Ernest Grafenberg (1881-1957), ricercatore scientifico e medico ginecologo, nel suo “The Role of urethra in female orgasm” scrisse: “Analogamente all’uretra maschile anche l’uretra femminile sembra essere circondata da tessuti erettili. Durante la stimolazione sessuale l’uretra femminile inizia a crescere e allo zenith dell’orgasmo può espellere convulsamente liquidi. In particolare liquido chiaro, espulso non dalla vulva ma dall’uretra, privo di funzione lubrificatoria perché non prodotto all’inizio della relazione sessuale ma all’apice dell’orgasmo”.

Un liquido quindi non finalizzato a lubrificare, ma legato unicamente al piacere femminile senza alcuna funzionalità apparente se non quella del godimento femminile.

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Storia dello squirting

In India

In Oriente già nel 1500 l’Ananga Ranga di Malla Kalyana parlava di sperma o di Kama-Salila come del liquido che sia donne che uomini espellono durante l’attività sessuale e che può addirittura aiutare a distinguerli in base all’odore o al sapore. Il documento più antico sull’eiaculazione femminile della letteratura indù risale al secolo VII d.C. ed è un poema composto dal poeta e guerriero Amaru dove si parla dello squirting come di un soave succo d’amore. Non solo India, comunque, ma anche Antica Grecia e Impero Romano si sono espressi sullo squirting.

Nell’Antica Grecia

Aristotele (384-322 a.C.) intuì che questo fluido che emetteva la donna non era solo legato alla riproduzione ma lo descrisse dettagliatamente: “C’è un getto che scaturisce da alcune donne ma non da altre. La quantità del getto quando avviene corrisponde ad una scala differente da quello maschile e lo supera di gran lunga”.

In epoca romana

Galeno (129-200 d.C.) affermò che aveva dimostrato la produzione di sperma nella femmina umana. Giunse anche alla conclusione che, nello stesso modo degli uomini, le donne avrebbero dovuto liberare il proprio fluido regolarmente per evitare l’accumulo ed il dolore prodotto dallo stesso.

Negli ultimi anni

Venendo a noi, la ricerca più profonda degli ultimi trenta anni è stata condotta da Zaviacic che ha dimostrato la prostata femminile esiste ed è più piccola rispetto a quella maschile e che l’eiaculazione consiste in una risposta orgasmica con espulsione di grandi quantità di fluido che origina dalla vescica (da 1 a 900 ml) e che quasi certamente contiene un mix di urina e di liquido prostatico femminile.

Si è quindi supposta l’esistenza di due fluidi: lo squirting, liquido acquoso incolore e inodore con una concentrazione di PSA, acido urico, urea e creatinina più bassa rispetto all’urina, e l’eiaculato prodotto dalla prostata con un aspetto lattescente simile all’eiaculato maschile e con grandi quantità di PSA.

Oggi

Tuttavia il cammino verso il riconoscimento scientifico dell’eiaculazione femminile è lungo, difficile e travagliato. Basti pensare che io sono stata curata per due anni per un’incontinenza urinaria nonostante facessi più volte notare che la fuoriuscita di quella che loro chiamavano urina si verificava solo durante i rapporti sessuali. Poi un incontro speciale: il Prof. Jannini e la Dott.ssa Di Sante dell’Università Tor Vergata di Roma, citati ormai dalle migliori riviste di sessuologia clinica del mondo per la loro ricerca inesausta e coraggiosa in un Paese, il nostro, dove la parola “squirting” non ha un nome e non è traducibile.

Risposte alle domande più frequenti sullo squirting

Cerchiamo ora di fare chiarezza rispondendo alle domande che più di frequente mi vengono rivolte nei laboratori che conduco nati proprio dalla necessità di fronteggiare la scarsezza delle informazioni a riguardo:

Che cosa si intende per eiaculazione femminile?

L’eiaculazione femminile è la fuoriuscita di una sostanza lattescente simile per colore e densità al liquido seminale maschile all’acme il più delle volte del rapporto sessuale. Il fatto che tale fuoriuscita non preceda il rapporto evidenzia come non sia funzionale alla penetrazione, ma unicamente al piacere.

Eiaculazione e squirting sono la stessa cosa?

L’eiaculato femminile è differente per composizione allo squirting. Lo squirting è la fuoriuscita di una quantità variabile di liquido trasparente ed incolore che precede, è concomitante o successiva all’orgasmo ed è differente dall’eiaculato, che ha maggiori quantità di antigene prostatico noto come PSA, anche nella composizione.

Parlare di antigene prostatico rimanda dunque alla esistenza della prostata?

Le donne hanno la prostata. Nel 2004 il Comitato che si occupa della denominazione terminologica medica ha ribattezzato le ghiandole di Skene, che venivano ritenute responsabili della produzione dell’eiaculato e dello squirting, come prostata femminile collocandola nell’apparato non genitale ma urinario. La prostata femminile è per volume notevolmente inferiore a quella maschile e corrisponde a quella zona che veniva identificata con il punto G.

Perché lo squirting sembra una “cosa da porno”?

L’industria del porno ha avuto il grande merito di sdoganare lo squirting. Ora, però, è necessario diffondere le informazioni corrette per veicolare una nuova coscienza e consapevolezza del femminile di cui lo squirting e l’eiaculazione sono solo una delle molteplici manifestazioni.

Perché è importante che se ne parli?

Negli anni ‘70 si diceva che cioè che personale è anche politico. Parlare di squirting e di eiaculazione femminile è fare politica. Se ufficialmente e non ufficiosamente si arriverà a riconoscere che la donna ha lo squirting o l’eiaculato e che entrambi i liquidi vengono prodotti dalla prostata, le donne dovranno, esattamente come gli uomini dopo i 40 anni, fare prevenzione contro il tumore alla prostata. Senza un riconoscimento ufficiale, le donne continueranno a non ritenerla come qualcosa da controllare.

Tutte le donne hanno lo squirting o l’eiaculazione?

Qui la ricerca e la mia esperienza personale divergono. La ricerca sostiene che circa il 10% delle donne ha o solo lo squirting o solo l’eiaculazione oppure entrambi. Io ritengo che le donne in percentuale siano molte di più, ma che non abbiano per varie ragioni la capacità di accedere a questa forma di piacere. Di certo è fondamentale veicolare una informazione il più possibile corretta perché lo squirting avviene prima nella mente e poi nel corpo.

“Ci hanno raccontato che per natura noi sentiamo tutto interiormente, non abbiamo diritto a schizzare in nessun modo. Una donna che grida o mostra emozioni intense è una isterica, una donna che eiacula è una porca malata con difetti congeniti. E., al di là della sfera sessuale, ci hanno detto che noi non sporchiamo. Di base nasciamo per pulire la merda degli altri, non per rilasciare pozzanghere nei letti”, tratto da “Fica Potens”, di Diana J.Torres.

 

Scritto da Maura Gigliotti

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