Masturbazione con la SLA: why not?

Immaginate di essere legati ad una sedia con delle corde che vi stringono forte e di avere molta voglia di assaggiare, assaporare e gustare quell’irraggiungibile dolcetto a pochi centimetri da voi appena sfornato, ancora fumante, profumatissimo, con tutta la glassa che cola dai bordi e che vi fa venire l’acquolina in bocca al punto tale da non riuscire a resistere.

Beh, e se la voglia è un’altra? Se guardando un film o pensando a qualcuno magari in seguito ad un sogno molto eccitante, vi svegliate con una irrefrenabile voglia o bisogno di masturbarvi? Avendo la SLA, purtroppo, si è fisicamente legati, per di più per un periodo di tempo indeterminato e indeterminabile. L’acquolina in bocca però c’è, rimane e, se possibile, cresce!

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Si, perché quella piacevolissima sensazione che nasce in certi momenti è la spinta propulsiva più profonda e primordiale che rimane anche se i neuroni si spengono uno ad uno ed inesorabilmente muoiono. Sì, quella pulsione sessuale resta e continuiamo ad alimentarla; una sorta di Thanatos vs Eros! E se, però, ci fosse un terzo punto che le racchiude entrambe? Quindi non più “vs” ma “e”, Thanatos ed Eros? Voglio dire, perché non trovare, comunque e nonostante tutto, un modo per godere anche da soli liberamente e sprigionando un’energia vitale capace di rigenerare il corpo e la mente? Noi donne, quindi, come possiamo concretamente masturbarci e provare piacere se non riusciamo ad allungare le braccia come desideriamo, se non riusciamo a muovere le mani e le dita nel modo che più ci gratifica? Proviamo ora a dare una risposta a tutte queste domande.

Se c’è un punto forte che, spesso, gli ammalati di SLA hanno è la mente, proprio per il fatto che è una delle poche parti della persona che rimane intatta e lucida. Di conseguenza possiamo provare ad utilizzarla a nostro favore. Inoltre si sa che, soprattutto per noi donne, tante fantasie hanno le loro radici esattamente lì e, una volta acceso e scaldato il motore, il resto avviene con molta più facilità. La prima cosa da fare è cercare il momento opportuno quando, ad esempio, si è sdraiati a letto o seduti comodamente nel divano. Se è possibile fatevi accendere della musica adatta, non dando ovviamente troppe spiegazioni (sarà sufficiente dire che avete bisogno di avere un po’ di tranquillità per riposare qualche minuto). Concentratevi poi sul corpo tenendo semplicemente le mani appoggiate sulla pancia e percependo il calore che esse portano nel basso ventre e nella zona pubica. A questo punto il viaggio mentale può iniziare e qui non ci potranno mai essere limiti che impediscano qualcosa perché la mente tutto può. Sentite i battiti del cuore che aumentano e il respiro che si fa più profondo e provate ad abbassare lentamente e leggermente le mani. Questo movimento, se si è sdraiati, può essere facilitato mettendosi su un fianco oppure facendosi posizionare un cuscino sotto le gambe in modo che siano leggermente piegate (scegliete la posizione in base alle vostre capacità di movimento). Una volta raggiunto il giusto livello d’eccitamento, potrebbe volerci molto: può bastare sfiorare il clitoride per provare molto piacere o toccarlo più intensamente per raggiungere l’orgasmo. Possiamo aiutarci con qualche ausilio, tipo un pennarello, il telecomando del televisore o il nostro cellulare, in modo che diventino delle estensioni delle nostre mani. Certo, forse non riusciremo ad addentrarci nelle nostre zone vaginali più profonde (lasciando l’onere e l’onore al nostro lui o lei) ma potrà essere, indiscutibilmente, un momento appagante.

Alle donne più audaci e a coloro che hanno la possibilità di sperimentare con maggior facilità, consiglio di provare l’anello vibrante, che nasce per essere inserito alla base del pene e che, avendo una parte vibrante all’estremità, stimola la donna sia durante la penetrazione vaginale sia a livello del clitoride; noi, però, potremmo inserirlo in due delle nostre dita, che solitamente rimangono piegate perché difficilmente si stendono fino ad aprire la mano, per raggiungere il clitoride attraverso una stimolazione adeguata ed efficace senza troppi sforzi. Quindi ora sappiamo che non appena ci sale quella voglia di assaporare la glassa tanto gustosa, abbiamo la possibilità di farlo, anzi, dobbiamo almeno provarci, perché è durante questi momenti catartici che possiamo tentare di dimenticare per qualche minuto la malattia e tutte le difficoltà della nostra quotidianità concentrandoci solamente su noi stesse e sul nostro godimento personale, senza inibizioni e sensi di colpa.

Buon divertimento!