Mordimi

Devo ancora pagare la bolletta”, appoggiata al bancone del solito bar penso a questo e alle altre spese che ancora non ho messo in conto del mese. Istintivamente guardo la busta con il cappotto nuovo appoggiata ai miei piedi. “Uff, forse non è stata una gran idea prenderne uno nuovo adesso”. Continuo a girare il cucchiaino nel caffè, antiorario. Mi hanno fatto notare che lo giro in quel senso per far sciogliere lo zucchero. Forse la mia vita gira sempre in verso opposto a quella di tutti gli altri, guardo la ragazza vicino a me. Ha un bel sorriso, il suo cucchiaino gira in senso orario. Ecco.

Luca! Un deca macchiato”. Ho un brivido. Che voce bassa, calda, mi giro e vedo un ragazzo vicino alla ragazza dal bel sorriso. Lo spio, mentre do un sorso al mio caffè. È bello. Intuisco due spalle ampie sotto al cappotto. Vorrei sentirlo ancora parlare invece aspetta il suo deca in silenzio, si guarda intorno poi si posa su di me ma io torno a viso basso mettendomi i capelli dietro lʼorecchio e ovviamente arriva fino alla ragazza affianco a lui, lei ovviamente sorride. E ovviamente è un bel sorriso come ho già visto io. Ok, torna al tuo caffè Margherita. È amaro, non sono ancora pronta alla mezza bustina, verso quel che rimane e continuo a girare. Registro con la coda dellʼocchio una testa che si allunga ma non è più che un movimento nella mia vista periferica. Paga a Luca parlandoci più del previsto ma non sento nulla. Stanno lavando le tazzine e ho sempre adorato come se ne fregano i baristi quando sbattono il cestello e fanno tintinnare la ceramica. Un’orgia di tazzine e piattini ancora bollenti e bagnati dal vapore. La ragazza se ne va (il suo sorriso forse non era poi così speciale) e grazie allʼingresso di una famiglia numerosa e piuttosto chiassosa il ragazzo è costretto a spostarsi affianco a me.

Insieme allo spostamento dʼaria sento arrivare altro. “Sai di bosco e acqua, anzi neve” penso subito. Me lo immagino con una camicia a quadri aperta. Che sciocca. Il sexy taglialegna, sorrido di questo pensiero che sfugge al mio controllo. Vedo ancora con la coda dellʼocchio che mi ha beccato sorridere al mio caffè. Ma non alzo la testa. Nel mentre arriva il suo deca e il mio panino. È bellissimo, su un piatto colorato un’unica fetta di pane imburrata con la marmellata. Lo mordo e mi viene in mente una cosa. Devo fare in fretta prima che passi questo momento di spavalderia irrazionale. Cerco il telefono, scatto una foto e la pubblico subito su Instagram. Un hashtag semplice. #mordimi. E lo appoggio nella terra di nessuno tra me e lui. E poi semplicemente succede.

Oh mi piacerebbe farlo”. Lo ha detto talmente piano che penso di averlo solo immaginato nella mia testa. Ma quella voce. Alzo lo sguardo e vengo piantata a terra dal suo così intenso che mi blocca il respiro. Due occhi verdi che si perdono nei miei occhi verdi. Si abbassa vicino al mio orecchio. È alto. Mi fa impazzire il suo odore.
Finisci la colazione, ho già pagato io. Ti aspetto fuori”. Poi si gira ed esce. Ok, sono completamente spiazzata, deglutisco. Penso se sono capace di uscire, se posso portare avanti questo gioco che ho iniziato io. Sì. Esco, lascio la colazione intatta sul bancone e vedo Luca che mi sorride. Ha visto tutto? Ha sentito? Non mi interessa, sono fuori e lui mi sta aspettando. Ha capito che sto al gioco. Non dice niente e mi indica una direzione, ci incamminiamo lungo il portico, per chi incrociamo sembriamo solo due che vanno verso casa. Per fortuna non camminiamo molto, capisco che abita in centro storico e io non ho tempo di cambiare idea, scusarmi e tornare indietro.

mordimi

Non mi ha più guardato e lo ringrazio mentalmente perché non so se sarei arrivata fino davanti a questo portone scuro. Lo apre, sembra pesante, e già mi piace perché il ritorno a casa implica un ultimo sforzo necessario e salvifico quasi per arrivarci, mi fa entrare e lo richiude alle nostre spalle. Sono senza fiato. Appoggiata al muro. Mette entrambe le braccia oltre la mia testa, i palmi sul marmo freddo alle mie spalle. Poi lo fa davvero. Affonda il viso nel mio collo e mi morde. Sento i denti premermi sulla pelle, e mi percorre un brivido. Non è dolore, anzi sì ma è sopportabile e so già che mi rimarrà un segno ma lo invito a continuare con un gemito. Scosta il maglione, ha le dita gelate e anche quello è un brivido e continua a mordere la spalla. Abbassa la spallina e scende davanti mordendo il pizzo del reggiseno. Mi aggrappo allʼaltro braccio che non ha spostato ancora e con la mano vado subito alla ricerca della risposta alla domanda che tutte abbiamo la prima volta. Come sarà?

Lo sento attraverso i pantaloni che preme già con un’erezione bellissima. Lo accarezzo e lo modello per sentirne i contorni con il palmo della mano. Così si blocca. “Dio che fortuna che ho una gonna oggi” penso, è lunga e un po’ pesante ma si solleva e infatti lo fa, intanto si slaccia e in un unico movimento mi solleva. Sapevo che erano spalle capaci di farlo. Attaccata al muro aggancio le gambe sul suo sedere e mi fissa. Muschio negli occhi in occhi di bosco. Mi tocca parlare. “Davvero adesso mi stai chiedendo il permesso?”. Sorride scuotendo la testa, ed è davvero bello. Poi entra. E non è calmo, non è pacato, non è per nulla educato quello che stiamo facendo nellʼandrone del suo palazzo. È selvaggio. È arcaico. È un sorridersi e guardarsi e scoparsi. Vengo dopo pochissimo appoggiando la testa sul suo cappotto per non farmi sentire (credo ci sia un’eco formidabile qui) e lui vedendomi così mi raggiunge dopo poco. Siamo entrambi senza fiato, accaldati e ancora dentro una nellʼaltro. Slaccio le gambe dalla sua schiena, mi posa a terra e lui si richiude tutto.

Adesso dovrebbe esserci lʼimbarazzo, penso, invece molto tranquillamente aspetta che raccolga la borsa, mi prende la mano e ci avviamo verso le scale. Pensavo che mi facesse uscire senza dire altro invece stiamo salendo da lui. Così lo guardo: “Avrai bisogno del bagno forse”, mi dice, e sorrido. Carino come pensiero, annuisco. Apre la porta e registro mentalmente tutto quello che vedo, che strano conoscere una persona dai suoi oggetti prima ancora che dai suoi racconti. Indica una porta lungo il corridoio e mi ci fiondo dentro. Analisi allo specchio. Sì, sono io. E lʼho appena fatto con uno sconosciuto che mi ha attaccata al muro. Esco e sento lʼodore del caffè, seguo la scia di profumo e trovo così la cucina, lui è di spalle e sta mescolando lo zucchero. Antiorario. Sorrido. Chissà che mattinata noiosa quella di quelli che vanno tutti nella stessa direzione. Che girano la vita e il caffè in senso orario. Mi siedo.
Piacere, Margherita”.

Margherita

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