Nozze gay: dove sposarsi in giro per il mondo

Under Gay

I vip a Bali, la coppia gay in Spagna: un grande classico degli sposalizi. Eppure in entrambi i casi si tratta di un matrimonio fuorilegge, senza alcuna validità legale in Italia.
Ecco sfatato uno dei più grandi miti sulle nozze esotiche: belle eh, per carità, ma nella maggior parte dei casi assolutamente illegali; finché nella Costituzione Italiana non esisterà infatti una legge a favore dei matrimoni omosessuali, tutti i “sì, lo voglio” pronunciati all’estero rimarranno all’estero. Sempre che lo si possa fare.

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Vediamo insieme i Paesi pro-matrimoni gay: non solo Spagna, dove nel 2005 con un sol colpo di ruspa il presidente Zapatero ha spazzato via 36 anni di retrivo machismo franchista legalizzando sia il matrimonio che l’adozione tra coppie dello stesso sesso non necessariamente sposate, ma anche Scandinavia e Benelux, sempre in testa quando si tratta di diritti civili. Infatti in Europa più si va a Nord, più si raffreddano i bollenti spiriti e si mitigano le istanze sessiste ed omofobe tipiche dei tanto gioiosi quanto maschilisti Paesi mediterranei.
La Svezia e la Norvegia, dove fino ai primi anni Settanta l’omosessualità era addirittura un reato e le cosiddette “unioni di fatto” sono legali dal 1995, si confermano pioniere quasi assolute con una legge del 2009 che prevede non solo l’adozione gay, ma anche il matrimonio religioso con rito luterano; a superarle solo la Danimarca, primo Paese al mondo a legalizzare i matrimoni omosessuali nel lontano 1989. Interessante il caso dei Paesi Bassi, dove se l’unione, di cui può avvalersi anche la famiglia reale, è divenuta effettivamente legale nel 2000, l’adozione ha riguardato fino al 2005 solo i bimbi olandesi in modo da evitare problemi diplomatici con altri Paesi. Seguono il Belgio, in cui il matrimonio delle coppie dello stesso sesso è stato approvato nel 2003 ed il diritto di adozione nel 2006, e la Finlandia, dove dal 2009 le coppie gay possono adottare i figli naturali di uno dei due partner. Addirittura il Portogallo, Paese sempre un po’ dimenticato dalle cronache internazionali nonché erede di una pesante dittatura durata fino al ’74, è stato in grado di approvare l’anno scorso una proposta di legge socialista sul matrimonio omosessuale, bocciando da subito però quella sulle adozioni. La Germania dal canto suo genera confusione: non veri e propri matrimoni ma unioni civili, dove una legge approvata nel 2001 assicura pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo, assistenziale e patrimoniale.

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Se in Europa si può dire che il Nord-Ovest sia più avanzato del Sud-Est (nei Balcani e in tutta l’area filo-sovietica è tolleranza zero nei confronti degli omosessuali, vedi Putin), il panorama mondiale è ben più variegato: in Canada e Sudafrica il matrimonio gay è legale rispettivamente dal 2005 e dal 2006; in Islanda la premier Johanna Sigurdadottir, omosessuale dichiarata, ha sposato nel 2010 la sua compagna. A seguire l’Argentina di Papa Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires fortemente ostile alla legge sui matrimoni gay, l’Uruguay, in cui vige l’usanza di sorteggiare il cognome da attribuire ai figli, la Nuova Zelanda, il Messico e il Brasile, dove le nozze gay sono consentite solo in alcune circoscrizioni territoriali come Città del Messico, Quintana Roo e Alagoas, ed infine, negli Usa, solo alcuni Stati quali Massachussetts, Connecticut, Iowa, Vermont, New Hampshire, Washington D.C., New York, Maine, Maryland, Rhode Island, Delaware e Minnesota.

Purtroppo ciò non vuol dire che possiate fare i bagagli e partire quanto prima per congiungervi con il vostro amato in una qualsiasi di queste mete: in alcuni casi, come in Spagna e nei Paesi Bassi, uno dei partner deve essere necessariamente residente nel paese in cui verrà celebrato il matrimonio. Per non sbagliare è possibile affidarsi ad agenzie specializzate nell’organizzazione di matrimoni gay: Travelgay, ad esempio, che si occupa di tutta la pianificazione e la logistica dal viaggio al soggiorno all’invio delle partecipazioni, oppure il Delfino, che fornisce documenti ed assistenza legale in caso di sole nozze spagnole o Pink Weddings, fondata da un italiano in Inghilterra. Tutto questo solo e soltanto se in Italia, dove ancora il PD sta lì a decidersi se denominare PACS o DICO le unioni civili, dovessero metterci troppo a legiferare su una qualsivoglia forma di unione che tuteli le coppie dello stesso sesso. Qualche timido segnale, erroneamente salutato come svolta rivoluzionaria, è stato lanciato dal sindaco di Milano Pisapia, che l’anno scorso si pensava avesse celebrato in Comune un matrimonio gay: nulla di più falso. Ad essere legalizzato non è stato il matrimonio, bensì l’iscrizione nei registri municipali delle coppie di fatto sia etero che omosessuali, provvedimento già attivo, udite udite, in Calabria dal lontano 2004. Meglio di niente. Piano piano, forse, ce la faremo anche noi.