Un nuovo piccolo schiavo

Ti conosco da tanti anni. Eri l’assistente di una mia professoressa all’università. Poi sono diventata assistente io e tu, nel frattempo, hai cominciato a fare altro. Abbiamo parlato qualche volta alle feste. Amici comuni, “come ti chiami?”, abbiamo scambiato quattro chiacchiere. Ci siamo visti in giro, forse durante qualche vernissage.

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Oggi una mia amica mi ha chiesto se poteva passarti il mio numero. Ho capito che era per una questione di lavoro, ma ho pensato subito al sesso. Ho deciso che saremmo finiti a letto assieme.

Mi hai chiamata subito, avevi urgenza di parlarmi. Avevi bisogno di alcune informazioni sulle mie ricerche. Ti ho detto che dovevamo vederci assolutamente. Mi hai chiesto di vederci al bar, ti ho risposto che era meglio a casa mia, che qui ho tutto il materiale che ci serve. Adesso sei qui. Nella mia cucina, davanti ad un caffè americano. Abbiamo parlato fitto per due ore e mezzo. Ti ho spiegato mille cose, mi hai fatto domande, ti ho chiesto di parlarmi di cosa fai. Ma adesso basta, si scopa.

Sento il mio corpo accendersi di colpo. Però lo tengo a bada.

Ti offro da fumare. Ci mettiamo al davanzale e la larghezza della finestra ci costringe a stare vicini. Accendo, fumo, ti passo da fumare. Mentre la mia mano si dirige verso le tue labbra la fermo. La scosto, avvicino il mio corpo al tuo e cerco la tua bocca. Ci ficco la lingua dentro e dopo pochi secondi cominciamo ad ansimare, mi stacco dal tuo corpo. Ti lascio fumare.

Hai l’espressione interrogativa e mi chiedi: «Che vuol dire?»

«Quando finisci di fumare vieni in camera da letto?», ti domando. L’interrogativo ti arriva dritto come un pugno nello stomaco. Lo vedo che non riesci a rispondermi e non te l’aspettavi.

Ti osservo dalla mia camera. Fumi. Sei longilineo, alto, con un cespuglio di capelli ricci. Sei bello, ma ti vesti veramente male. Immagino come sei fatto sotto. T’immagino nudo. T’immagino sopra di me che mi lecchi la figa. Mi bagno.

Finisci di fumare ed entri nella mia stanza.

«Togliti quei vestiti di merda, spogliati», ti dico.

Sei indispettito e imbarazzato: «Ma come ti permetti?»

Mi avvicino e ti ficco la lingua in bocca. Poi poggio le labbra sul tuo orecchio e ti dico: «Spogliati, voglio scoparti».

Sento il tuo cazzo irrigidirsi. Mi siedo sul bordo del letto e ti guardo.

«Mi devo spogliare da solo?»

Faccio si con la testa. Cominci dalla camicia, bottone per bottone. Mentre ti spogli mi tocco un po’. Sono davvero eccitata.

Dopo pochi secondi sei nudo. Vieni verso di me e ti fermi col cazzo a pochi centimetri dalla mia faccia. Ho la bocca piena di desiderio e di saliva. Lo lecco e lo bagno e in pochi secondi me lo ficco in bocca e comincio a succhiartelo. Gemi dal piacere. Mi tieni la testa con le mani, le sposto subito. Mentre te lo succhio comincio a spogliarmi. Tolgo pantaloni e mutandine. Indietreggio sul letto, mi stendo, apro le gambe e ti ordino: «Leccamela».

Ti abbassi lentamente. Un po’ intimidito dal mio fare deciso e molto meno accogliente rispetto a come sono stata fino a dieci minuti fa. Ti abbassi sulla mia fica e cominci a leccarla. Ansimo piano e cerco di non lasciarmi andare del tutto. Ogni volta che provi ad allungare una mano verso il mio seno ti fermo con una sculacciata sul dorso. Mentre ansimo ti dico come stanno le cose: «Qui sono io che comando».

Ti faccio smettere e ti ordino di stenderti. Vado in armadio per prendere le mie corde e una mascherina.

«Sto per legarti», annuncio. Vedo il terrore nei tuoi occhi. Mi spoglio del tutto, mi stendo di fianco a te.

«Non aver paura, lasciati andare, fidati», ti dico accarezzandoti il pene. Ti lego i polsi alla testiera del letto. Sei calmo, ma non rilassato. Ti metto la mascherina sulla faccia.

Ti sussurro all’orecchio: «Non preoccuparti, non ti faccio male, anzi…»

Salgo cavalcioni su di te. Che non puoi vedermi e non puoi toccarmi. Prendo il tuo pene fra le mani e me lo infilo dentro in un attimo. Il tuo corpo ha un fremito di piacere. Comincio a muovere il mio corpo su e giù, sopra di te. Cerco di farti entrare più in fondo possibile e di strusciare il mio corpo sul tuo. Ogni tanto cerchi di muovere le braccia per accarezzarmi, ma dimentichi che sei legato e quindi la corda ti tiene con le braccia bloccate sulla testa.

Restrain Me

Adatte a qualsiasi tipo di bondage, occidentale, giapponese, soft o estremo, la corda è uno degli elementi chiave. Affidati a quelle più giuste e sicure per non correre alcun rischio e abbandonarti al piacere senza riserve.

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Mi tocco il clitoride e comincio a muovermi più freneticamente. Voglio proprio farti venire.

Quando percepisco che sta per succedere mi fermo di colpo, accarezzo il tuo corpo con le labbra e precorro la strada fino al tuo cazzo. Lo guardo per un attimo prima di cominciare a succhiarlo. Muovi il bacino in avanti e indietro dall’eccitazione. Succhio più forte e ti faccio venire fra le mie labbra.

Rimani per qualche minuto disteso ansimando, senza dire nulla. Adesso sei molto più rilassato rispetto a quando ti ho legato.

Dopo poco mi chiedi: «Posso essere slegato?» Musica per le mie orecchie. Sono clemente, ti tolgo la mascherina, bacio le tue labbra e ti slego. Rivestendoti mi domandi quando possiamo rivederci.

«Venerdì alle 16.30?» rispondo con una domanda.

«Va bene», mi dici baldanzoso.

«Però venerdì facciamo sul serio, sei pronto?»

Annuisci.

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