Il porno di Valentina Nappi al Milano Film Festival 2016: ecco perché passerà alla storia

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Avete mai avuto la sensazione di fare la storia? Ok, magari non proprio voi voi, ma l’evento a cui state partecipando, la massa di gente tra cui vi muovete? Ecco, ieri sera, giuriamo, è stato così.

Luogo: BASE, via Bergognone, Milano. Cosa: Milano Film Festival. Chi: Le Ragazze del Porno e Valentina Nappi.

Ah, una semplice proiezione, direte voi. No, la visione collettiva di un porno in un cinema normale, diciamo noi. Immaginatevi 200 persone di tutti i tipi sedute ovunque, per terra, su gradini di pallet o anche in piedi, a guardare 25 minuti di porno che più porno non si può.

Non si può proprio dire che sia tutto “naturale”, nell’aria c’è fermento, attesa, la percezione che stia avvenendo qualcosa di epocale. I De Gustibus di Radio Popolare ed un cantastorie di cui non ricordiamo assolutamente il nome ma che è preciso sputato al tizio dei Diaframma, cercano simpaticamente di smorzare (invano) una carica ormonale che si fa, minuto dopo minuto, sempre più asfissiante. Sul palco loro, Le Ragazze del Porno, per la precisione le registe Monica Stambrini e Slavina, tra il pubblico lei, Valentina Nappi, sogno erotico fattosi carne. Pudica come non mai, indossa un sobrio reggiseno in latex giallo con capezzoloni finti + minigonna ascellare con pudenda spelacchiate a vista, perché le mutandine, con questo caldo, non si possono proprio vedere.

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Partono i film e cala il silenzio. Alcuni guardano lo schermo, molti, i voyeuristi, le facce dei presenti alla ricerca di uno sguardo porcino: “In quanti ce l’avranno duro, adesso?”, “Uhm, chissà quante vagine bagnate!”, “Partirà o non partirà il seghino?”. Invece no, tutti normali, da fuori. I film, l’attesissimo Queen Kong (premio Oscar al titolo) con la Nappi satirella e lo sperimentale Insight con infinito close up su una vulva masturbata, non fanno per la verità molto eccitare ma sono ben fatti. In ogni caso, trattandosi di fantasie femminili e di imprevedibili giri della mente umana, impossibile metter becco: ognuna viene di ciò che vuole. The end. Si accendono le luci e registe e attrici si siedono a bordo palco a mo’ di talk show (non a caso parte la sigletta del Maurizio Costanzo). La Nappi – non credere che non ce ne siamo accorte, vecchia volpona – divarica le gambe per far vedere che sì, le mutande sono superflue, giocherella con il microfono per illustrarci le sue infinite prodezze falliche e controlla di continuo che le sue tette siano sempre lì, regalando da sola una performance erotica più arrapante di qualsiasi porno abbia mai girato. L’aria è tutta un feromone. Tra maschi induriti e femmine sotto shock per tutto quell’esubero di vulva, ascoltano in pochi, giusto il minimo indispensabile per capire che Slavina è una donna con gli attributi, Monica una che sa il fatto suo e la Nappi un’impenitente gnoccolona con manie di protagonismo. Chi si è eccitata? Rispondono in tre ed una dice qualcosa di molto intelligente che non ricordiamo affatto per via dell’ormone impazzito. Usciamo a bere qualcosina ed è tutto un farneticare sulla faccenda per almeno un’ora e mezza. Del resto, eravamo in 200 a vedere due porno che sarebbero stati indigesti pure dall’intimo calduccio del nostro piumone, non si può dire che non sia oltremodo sconvolgente. Se partisse un’orgia in questo preciso istante, beh, sarebbe del tutto consequenziale. 

queen kong

Fino all’altro ieri mai avremmo pensato che in Italia, questo, sarebbe potuto succedere.
Ed è subito Atlante Storico Treccani.