La curiosità non ucciderà la prostata

Per ottenere un bicchierino di fluido maschile sono indispensabili molti ingredienti, più di quanti pensiate. E anche un lungo, lungo procedimento. Di certo non è una scemata.

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I testicoli sono due, è chiaro. Essi contengono le cellule tubulari da cui derivano gli spermatozoi, i quali passano attraverso 500 metri (!) di tubuli seminiferi per giungere alle varie circonvoluzioni a spirale che formano l’epididimo.

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Gli spermatozoi vengono generati in un processo che dura 70 giorni e che sarà continuo per tutta la vita dell’uomo, quelli che non verranno utilizzati saranno riassorbiti nell’epididimo. Successivamente escono dalla sacca scrotale, passando per il dotto deferente, e arriveranno a una camera di immagazzinamento che si trova dietro la vescica in un’espansione del dotto stesso, detta ampolla, nella quale si riposeranno dopo la lunga maratona.
Le vescicole seminali, che nonostante il nome non contengono seme, sono due sacche allungate che si trovano dietro la prostata, una sorta di orecchiette da coniglietta. Esse producono una grande quantità di fluido accessorio che viene miscelato agli spermatozoi contenuti nelle ampolle e ai fluidi della prostata per formare lo sperma. Shake it. A questo composto si aggiungono le secrezioni delle ghiandole di Cowper (si trovano appena dopo la prostata) e quelle delle ghiandole uretrali di Littrè che si trovano nel pene, lungo il condotto che finalmente porterà lo sperma così composto all’esplosione finale dell’eiaculazione.

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Finger Food, palpare la prostata si può.

Ecco, si può… non è che si deve. Se la descrizione di “come è fatto” vi ha fatto solo venire voglia di andare a vedere lo stabilimento di produzione, sappiate che si può. Innanzitutto trovate un uomo disponibile perché esplorare la prostata è un po’ come leccarsi la punta del naso: ci sarà certamente un modo per farlo, ma se non volete fare gli scemi davanti allo specchio cercate un candidato con un ano disponibile. Paul Joannides, psicoterapeuta statunitense, consiglia di tagliarsi bene l’unghia dell’indice, infilare il dito in un guanto e lubrificarlo. Mettere l’esaminando a π/2 con le natiche rivolte in su: “Alcuni libri sulla prostata dicono di consigliare all’uomo di spingere come se volesse far uscire dell’aria, perché questo lo aiuterà a rilassare lo sfintere anale. Ma quell’ugello da metano è molto più vicino alla vostra faccia che alla sua, quindi pensateci bene prima di dargli un consiglio come questo.” In questo modo è possibile toccare, a 5 cm dall’ingresso dell’ano, la superficie sferica della prostata. Non avvertirete tutta la sfera, ma solo un terzo di essa che sporge dalla parete del retto, come se palpaste la punta di un naso.

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Il palpeggiamento della prostata è un’arte medicale con funzioni diagnostiche, un po’ come dicatrentatre. Viene consigliata per dolori alla zona pelvica, per accertarsi delle cause di problemi urinari, per prevenzione al cancro, alla iperplasia prostatica benigna, alla prostatite. Insomma ci sono molte buone ragioni per le quali due uomini possono trovarsi nell’imbarazzante situazione di essere soli in una stanza e uno dei due ha i pantaloni abbassati: il tumore alla prostata è la terza forma di cancro più diffusa tra gli uomini. Un’altra forma di palpeggiamento alla prostata può essere per stimolare e eccitare. Non piace a tutti, ma chi scopre questa zona erogena ne diventa un cultore. Nella graziosissima e mai volgare serie tv Diario di Una Squillo Perbene (episodio 3, prima serie), la escort Belle vuole concludere velocemente un rapporto sessuale che sembra interminabile: infila un dito in un profilattico e poi nell’ano del cliente e zac! lui viene improvvisamente. Insomma, se lo fa lei… cin cin!

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