Schiavo in prestito

Il problema con gli schiavi di sesso maschile è la loro ostinazione. Impiegano più tempo delle femmine ad assimilare le regole della dominazione e mal sopportano di essere considerati non più una persona ma una proprietà.

Ma lo schiavo è una proprietà, e come tale può essere comprato e venduto, oppure prestato. I soldi non c’entrano, naturalmente. È solo una questione di potere.

Il potere è tutto per una Mistress, ecco perché la mia amica Lucia preferisce cedere uno schiavo piuttosto che liberarlo, anche quando oramai è stanca di lui.

Erano già due anni che Lucia (nota in certi ambienti come Miss Lucy) si divertiva con Tom, un ragazzone americano arrivato in Italia con uno zaino come unico bene. Il suo sogno era girare il mondo in autostop, ma l’incontro con Miss Lucy aveva cambiato drasticamente i suoi piani. Tom, più giovane della mia amica di quasi dieci anni, doveva fermarsi a casa sua solo qualche giorno, ma dopo che Miss Lucy l’ebbe iniziato al suo particolare stile di vita, non volle più andarsene. Lei lo aveva trasformato nel suo schiavo tuttofare, un toy boy affezionato e devoto. E per un po’ le cose hanno funzionato. Tom si occupava del pranzo e della cena, faceva la spesa, puliva la casa, e la notte, se la padrona non aveva bisogno di lui, andava a dormire in quella che Lucy chiamava “la cuccia dello schiavo”, una specie di cuccia imbottita per cani, ma fatta a misura d’uomo. Lucy si divertiva moltissimo a umiliare Tom negandogli il suo letto, ma dopo due anni questo giochino l’aveva stancata. Anzi lui l’aveva stancata.

Lucy aveva messo gli occhi su una nuova preda, così Tom sarebbe stato ceduto a un’altra Mistress, in forma temporanea o anche definitiva. Nessuno conosceva il nome della fortunata (Tom era uno schiavo bellissimo, che faceva gola a molte) perché Lucy non aveva ancora deciso a chi passare il testimone. Così un pomeriggio ha riunito tutte le amiche a casa sua per scegliere chi sarebbe diventata la nuova padrona di Tom.

Cinque Mistress per uno schiavo: inutile dire che la concorrenza era spietata. Perciò quando Tom si presentò al nostro cospetto completamente nudo, nessuna di noi riuscì a staccargli gli occhi di dosso.

Tom era molto carino e come schiavo aveva una soglia del dolore molto bassa, cosa rara oggigiorno. Lucy lo portò in salotto legato ad un guinzaglio a catena che terminava con un grosso collare imbottito.

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«A cuccia» ordinò. E Tom si mise subito carponi fissando la sua padrona con gli occhi lucidi. Sembrava supplicarla di non mandarlo via ma Lucy era irremovibile.

«È un bravo cagnolino» continuò. «Mettetelo pure alla prova

Non aspettavo altro. Presi una sedia e mi piazzai davanti a Tom.

«Voglio vedere quanto può diventare duro il tuo cazzo» dissi. «Perciò adesso dovrai masturbarti ma smetterai immediatamente quando io ti darò l’ordine, hai capito?»

«Sì, signora» rispose Tom. Poi, ancora inginocchiato sul pavimento, si afferrò il pene con una mano per massaggiarlo. Tom era nervoso e ci volle un bel po’ di tempo prima di vedere qualche risultato. Ma alla fine il suo pene cominciò ad irrigidirsi, finché da flaccido lo vidi diventare duro come il marmo, proprio sotto i miei occhi. La sua mano adesso si muoveva più lentamente, forse anche troppo.

«Più veloce» gli intimai. «Ma guai a te se perdi il controllo

«Non accadrà, signora

Sorrisi soddisfatta. Mi piaceva portare un uomo al limite del piacere per poi negarglielo, ma Tom sembrava agitato. Ultimamente la sua padrona lo aveva trascurato, anche sul piano sessuale, e quel poverino non veniva da diversi giorni. In quelle condizioni non avrebbe resistito ancora a lungo.

«Basta adesso!»

Lo avevo fermato appena in tempo. Tom era a un passo dall’eiaculazione, il suo cazzo duro tremava e sussultava. Si stava mordendo le labbra per lo sforzo di trattenersi e aveva le mascelle serrate per la frustrazione, ma alla fine riuscì a calmarsi. Io però non avevo intenzione di dargli tregua.

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«Ricomincia a masturbarti, svelto!»

Era un gioco crudele ma era anche divertente. Con un gemito di rassegnazione, Tom ricominciò il suo lavoro di mano, per poi fermarsi di nuovo dietro mio ordine, e ricominciare subito dopo.

Per tre volte lo portai a un passo dall’orgasmo, e per tre volte gli negai il piacere. Ma alla fine volli essere clemente, e Tom venne come un fiume in piena, sporcando tutto il pavimento.

«Hai visto cosa hai combinato?» lo rimproverai. «Ora pulisci.»

Rosso in viso, Tom si piegò sul pavimento per leccare tutto lo sperma finché le piastrelle non tornarono splendenti. Poi lo sguardo gli cadde sui miei stivali di pelle, sporcati da una piccola goccia, e senza esitare ripulì anche quella con la lingua.

«Mi piace il tuo cagnolino» dissi a Lucy. «È ben addestrato.»

«Te lo presto, se vuoi. Sono sicura che gli insegnerai tante cose nuove.»

«Probabilmente hai ragione. Sono molto esigente con i nuovi cagnolini, e anche molto severa…»

Avevo in mente un’esperienza molto intensa per Tom. L’avrei spogliato, legato, sculacciato con una mano o con una frusta, l’avrei umiliato e punito in cento modi diversi. E alla fine Tom sarebbe diventato lo schiavo perfetto, quello capace di accettare in silenzio ogni forma di dolore.

Il mio schiavo perfetto.

Guardai Tom, e lui guardò me in una maniera che non saprei descrivere, qualcosa a metà tra paura e adorazione.

Io e Lucy scoppiammo entrambe a ridere.

«Tranquillo cagnolino» dissi a Tom. «Da oggi ci penso io a te.»

 

Cristiana Danila Formetta è scrittrice e blogger. Scopri i suoi libri su http://author.to/CristianaFormetta

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