Una ragazza quasi perfetta

16Diceva di chiamarsi Michelle, come quella canzone dei Beatles. L’avevo abbordata al bar dell’hotel dopo averle lanciato uno sguardo che non lasciava dubbi. I miei occhi dicevano “ti voglio”, ma i suoi lasciavano sottintendere un “ci devo pensare” che su di me aveva lo stesso effetto di una doccia fredda. In altre circostanze me ne sarei andato, ma con lei non volevo mollare la presa, almeno non subito. Era troppo bella con quelle gambe lunghe, gli occhi verdi e i capelli ramati che le cadevano sulle spalle. Bella e con due tette mozzafiato. Più la osservavo, più mi convincevo che era la donna perfetta per me, non importa se saremmo stati insieme per tutta la vita o per una notte soltanto: io dovevo averla.

Il caso volle che alloggiassimo non solo nello stesso hotel, ma addirittura sullo stesso piano. Le dissi che era un segno del destino, e lei stavolta mi sorrise. Ordinai un bourbon senza ghiaccio e Michelle prese un martini, poi un altro, e un altro ancora. Tre martini di fila senza battere ciglio. Fui sorpreso dalla sua capacità di reggere l’alcol, così come poco prima, nel presentarmi, ero rimasto sorpreso dalla sua stretta di mano, forte e decisa. Ma due indizi non fanno una certezza, perciò quando Michelle mi propose di continuare il nostro party a base di alcol in camera sua, accettai senza esitare. Pensavo che sarebbe stata una notte indimenticabile, e sotto certi aspetti lo è stata davvero.

Ho accompagnato Michelle nella sua stanza, ma invece di continuare a bere ci siamo saltati addosso come due selvaggi. Lei mi baciava, mi mordeva, mi eccitava come nessun’altra donna. La mia erezione era quella di un quindicenne in piena tempesta ormonale, e a dire il vero mi sentivo proprio come se avessi di nuovo quindici anni, goffo e impacciato. Ma anche Michelle era piuttosto nervosa.

«C’è una cosa che devi sapere» ha mormorato. Poi mi ha preso la mano e l’ha infilata sotto la sua gonna: tra le gambe Michelle aveva un pene, proprio come il mio. Ero sconcertato. Avrei dovuto capire che questa donna era troppo perfetta per essere vera, invece sono rimasto a bocca aperta nello scoprire che era una trans. Fui sorpreso, lo ammetto. Tuttavia ero ancora eccitato.

Non mi importava se Michelle era una donna, un uomo, o una fetta di pizza, perché il mio desiderio era così forte da non riuscire a contenermi. La volevo ancora, e Michelle lo sapeva.

«Vorrei farmi una doccia prima…» disse con fare malizioso. «Vuoi farla con me?»

Non me lo sono fatto ripetere due volte.

una ragazza quasi perfetta

Nel piccolo bagno della stanza, guardai Michelle che si spogliava e lei guardò me. Quando entrò nel box doccia io la seguii, e mentre l’acqua iniziava a scorrere io e lei studiavamo i nostri corpi, diversi ma identici, entrambi bellissimi. Presto fummo ricoperti da una nuvola di vapore e Michelle cominciò a insaponarmi il petto. Poi le sue mani sono scivolate più in basso, proprio sopra il pene. Me lo ha afferrato e lo ha insaponato tutto, poi ha fatto la stessa cosa con il suo. Li ha presi entrambi, li ha tenuti insieme, una mano ciascuno, e ha cominciato ad accarezzarli. Io mi godevo la sensazione del sapone scivoloso, sentivo la punta del mio glande che sfregava contro il suo e intanto lasciavo andare i pensieri per strade mai percorse prima. Ma Michelle si fermò prima che uno dei due andasse troppo oltre.

«Laviamo via questa schiuma» propose, ed uscì dalla doccia. Io le poggiai un asciugamano sulle spalle e la seguii in camera. Una volta asciutti ci siamo abbracciati e ci siamo sdraiati sul letto. Ho stretto Michelle fra le braccia e l’ho baciata a lungo. Michelle ha risposto ai miei baci con passione e una volta ripreso fiato ha detto la frase che aspettavo di sentire: «Farò tutto quello che vuoi.» Come a ribadire il concetto, Michelle mi ha baciato lungo tutto il corpo, soffermandosi sui capezzoli. Li baciava e li succhiava allo stessa maniera in cui io le avevo baciato le tette poco prima, e solo adesso riuscivo a comprendere l’effetto che fa. Michelle stava giocando con me, e così incoraggiava il mio desiderio a chiedere sempre di più.

«Voglio entrarti dentro» dissi. Così feci rotolare Michelle sulla pancia e la misi carponi. Mentre lei giaceva a quattro zampe lasciai scivolare la lingua sulle sue natiche. Michelle aveva la pelle morbida e liscia come la seta, e io indugiai a lungo attorno al suo orifizio. Poi premetti il mio cazzo contro di lei, ma solo un poco. Al contatto, Michelle non riuscì a soffocare un gemito, allora le ho messo le mani attorno alla vita e lei non si è mossa. Mi stava aspettando, perciò ho aumentato la pressione del mio cazzo contro il suo culo, e senza preavviso ho iniziato a scoparla forte, più forte di qualsiasi donna con cui sono stato.

Michelle si mordeva le labbra, lasciva, e io non potevo fare a meno di pensare a gli altri uomini che c’erano stati prima di me, tutti quegli uomini che avevano fatto sesso con Michelle, quelli che erano stati dentro di lei, e se anche loro avevano provato questa sensazione di intenso piacere. Lei intanto sembrava aver perso ogni controllo. Incapace di trattenersi, Michelle si stava masturbando proprio mentre io la cavalcavo. Allora ho spinto più forte e più veloce, mentre accarezzavo e pizzicavo i suoi capezzoli.

«Dai piccola, vieni per me» ho ansimato. E come se le avessi dato un ordine, un caldo getto di sperma inondò le lenzuola. Guardavo quello spettacolo come affascinato mentre assorbivo ogni sensazione che il corpo di Michelle mi trasmetteva, dalle mie mani sulle sue tette, alle sue natiche strette intorno al mio cazzo. Stava succedendo, e presto cominciai a tremare. Venni con un’intensità mai sperimentata prima d’ora, e immediatamente dopo crollai sulla schiena di Michelle, esausto.

Non avevo la forza di parlare. Non avevo la forza di muovermi. Riuscivo solo a pensare a quella canzone dei Beatles. Da quel giorno non riesco più a togliermela dalla testa.

 

Cristiana Danila Formetta è scrittrice e blogger. Scopri i suoi libri su http://author.to/CristianaFormetta

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