Il sesso anale di Cenerentola

Il palazzo signorile mostra sulle pareti meravigliose litografie in seppia e china scura, alcune in matita sanguigna e altre acquerellate. Le immagini che ammiro tra una spazzata e l’altra dei gradini lasciano posto ad un’ampia immaginazione: vedute di castelli settecenteschi, ruderi diroccati delle campagne fiorentine, canali attraversati da gondole e gondolieri che vorrebbero portarmi via, scene storiche e apocalittiche che toccano la vetta del cielo. Mi sono persa in un paesaggio bucolico; una via mulattiera finisce in una strada con due sentieri. Quello di destra raggiunge un’altura dove all’apice s’intravede un bastione; dall’altro sorge una cittàMentre sto per scegliere il mio sentiero, si apre la porta sulla mia destra. Si presenta un uomo di bell’aspetto, alto, capelli brizzolati, occhi verdi. Non un principe azzurro, ma un avvocato intrigante quanto sfacciato.

“Noto con piacere che possiedi un gusto raffinato per il bello rinascimentale. Dopotutto i tuoi lineamenti sembrano attinti dal Dolce Stil Novo… In casa ho altre opere di valore inestimabile… Prego, accomodati”, mi dice. Sono lì, sull’atrio, curiosa di entrare e nello stesso tempo imbarazzata da quegli occhi; mi denuda con lo sguardo, e la cosa mi eccita. Mi decido ed entro. Mi mostra i suoi tesori: la meravigliosa reggia di Versailles, in una straordinaria stampa del 1785 in china. Sento il suo fiato sul collo, sto immobile, ferma per non urtare il suo corpo. L’avvocato mi sta addosso.

cenerentola

Dice: “Noi parliamo la stessa lingua e il tuo profumo è quello di una donna che deve vivere come una regina. Voglio essere il tuo re per qualche ora e ogni tuo desiderio sarà un ordine”. Il suo alito è sempre più rovente sul mio collo e il tono di voce ancora più suadente. Senza voltarmi gli dico: “Sono un’umile serva del palazzo, mio signore, non può pensare di trovare in me la migliore delle amanti”. “Ti sbagli, sei nata per diventare una regnante su questa terra, e i gioielli in perle sui tuoi lobi e intorno al collo ne sono la prova. Non si è Cenerentola con indosso una camicia di seta bianca che lascia intravedere i capezzoli tesi”.

Lui è un gentiluomo, uno sfacciato gentiluomo, e la cosa non mi dispiace. Il principe azzurro può attendere. Poggia le sue mani sui miei fianchi e le lascia scivolare come un perfetto amante del Settecento, non si perde in baci delicati, ma nel contatto più passionale; le lusinghe sono state già narrate. Non mi volta verso di lui, con un dito percorre il mio collo sino sopra la spalla. Da dietro le sue mani toccano i seni, li stringe e li palpa mentre le labbra e la lingua baciano le spalle, con veemenza strappa la camicia che ho indosso e mi poggia su un raffinato tavolo di ebano scuro. Lì trovo la mia morte e la mia rinascita. Le mie mani sono aggrappate ai lati del tavolo, lui è sopra di me a baciare la mia schiena mentre scosta le gambe e infila le mani a sfiorare il mio sesso. Mi alza un po’ più su e struscia il suo pene tra le mie gambe e sul fondoschiena… lo sento arrivare, trova la strada mentre gemo dal piacere. Lo sento entrare in quella via stretta. È come se fossi vergine e lui gode ancor di più. Ora spinge, poggia il suo peso sui miei lombi e le braccia distese sulle mie; incrocia le dita tra le mie e spinge, spinge ancora.

Esplode e dice: “Sei la più affascinante e carnale delle mie amanti, non rimarrai Cenerentola a lungo”.