Sesso estremo? Con la SLA, si può!

Under La Rubrica di Giulia

Vi scrivo perché voglio parlarvi di sesso, un sesso diverso però, un sesso estremo!

Attenti, nulla di quello che immagino stiate pensando perché, pur chiamandolo estremo, non servono né manette né sex toys e non serve nemmeno mettersi in posizioni strane; sta di fatto, però, che questo tipo di sesso è più complicato perché è quello fatto da chi non può più muoversi agevolmente o non può muoversi affatto, da chi non riesce più ad accarezzare il corpo dell’altro e che, quindi, pensa di non riuscire a soddisfare sessualmente l’altra persona, il proprio compagno, marito o moglie che sia. È il sesso di chi ha una disabilità fisica, di chi ha la SLA.

Come si può riuscire a mostrare un corpo nudo ad una persona che, pur amandovi, vede, tocca e bacia un corpo imbruttito, dimagrito e spigoloso? Come posso io farmi vedere e farmi toccare in queste terribili condizioni? È una delle tante domande che sono nate in me quando mi sono ammalata.

Inizialmente, può essere veramente impossibile togliere le tante barriere che la persona decide, più o meno coscientemente, di indossare come se fossero un’armatura che la protegge e la sostiene anche dalla vista e dal tatto del proprio compagno/a di vita. Inoltre, non è nemmeno semplice accettare questo tipo di cambiamento soprattutto se, prima della malattia, si era soddisfatti del proprio corpo e si cercava di “scolpirlo” a proprio piacimento (forse per nascondere un’insicurezza più profonda).

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Certo, starete pensando che forse le priorità, se si è affetti dalla SLA, dovrebbero essere altre. Io ho sempre dato grande importanza al corpo e ad apparire bella e ben curata, ho sempre voluto utilizzare la mia fisicità, così, nel momento in cui tutto questo mi è venuto a mancare, ho dovuto fare (e devo tutt’oggi farlo) un enorme lavoro su di me per accettare i miei nuovi limiti e difetti. Se ci sono molti problemi da risolvere, però, è anche vero che ci possono essere infinite soluzioni…

Fondamentale credo sia mettersi in gioco in prima persona e ammettere con se stessi i propri limiti e i propri blocchi avendo, in seguito a ciò, la forza di accettarli e comunicarli all’altro perché solamente così si può sperare e pensare di risolverli, superarli o, almeno, farli sembrare più piccoli. Mettersi in gioco significa vedere in maniera obiettiva la realtà delle cose e della propria situazione; ovviamente non è facile farlo “in solitaria” perché si rischia solamente di perdersi, avere quindi un supporto psicologico e costante nel tempo è utile e, in alcuni momenti, indispensabile dato che si può instaurare con la figura dello psicologo un rapporto tale che il paziente può sentirsi libero di raccontare anche i problemi più intimi. Inoltre, l’esperienza e la professionalità di un bravo sessuologo che conosca i problemi che la SLA comporta, può dare suggerimenti e consigli non solo al soggetto affetto dalla patologia ma anche alla coppia.

Un altro aiuto del quale io mi servo da anni e che ha fatto si che io riuscissi a sciogliere gran parte dei blocchi che mi ingabbiavano, è quello dello shiatsu. Lo shiatsu è una tecnica di origine giapponese che utilizza la pressione delle dita per ripristinare l’equilibrio del corpo e promuovere in tal modo la salute. A seconda del problema, il terapeuta utilizza varie tecniche per rimuovere i blocchi, stimolare i punti deboli e attivare le forze naturali di guarigione; l’effetto principale che questa tecnica provoca in me è il fatto di percepire ogni singola parte del mio corpo sentendo sia le sensazioni spiacevoli che nascono dal mio interno sia le tantissime emozioni positive che il mio corpo, seppur ammalato e fragile, riesce ancora a regalarmi, traendone un grande rilassamento mentale e fisico. Infine, dato che spesso in questa malattia si assiste ad una rigidità muscolare che è spiacevole e che blocca i pochi movimenti che si sanno ancora compiere come muovere un braccio, tenere la schiena eretta e, soprattutto, respirare, lo shiatsu può riuscire a togliere quella rigidità che a me dà molto fastidio e che in certi momenti, come durante un rapporto sessuale, può rovinare la magia. Non mi rimane, in conclusione, che darvi un consiglio: provateci.

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