Perché il sesso orale mi disgusta?

Le emozioni fondamentali sono 7, come i nani. Come i colori dell’arcobaleno. Sono riconoscibili da tutte le persone del mondo, dalla popolazione dell’Africa nera agli yuppies newyorkesi. Anche i neonati le manifestano: tutti i bimbi del mondo sanno cosa sono le emozioni primarie perché sono innate. Ecco quindi Mammolo, Pisolo, Eolo, Dotto, Brontolo, Gongolo e Disgusto. Oggi parleremo del nano Disgusto e di come questo piccolo schifoso abbia un rapporto stretto con la sessualità.

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Disgusto e la sua carta d’identità

Ogni emozione primaria si può identificare da un’espressione del viso: il disgusto vuole che arricciamo il naso, abbassiamo sia le palpebre che le sopracciglia corrugando la fronte al centro degli occhi, contraiamo le guance e solleviamo il labbro superiore. Se ora, davanti allo schermo, compiste in sequenza tutti questi piccoli movimenti come se steste montando un mobile Ikea, vi accorgerete che alla fine avrete proprio un viso disgustato. La bocca è aperta, spesso anche con la lingua fuori, poiché il disgusto nasce da quella a sensazione di voler allontanare qualcosa che si sta introducendo: una cibo rivoltante, un’immagine ripugnante, un’idea stomachevole. Chiaramente si tratta di un meccanismo che ci può salvare la vita: rifiutando una bevanda nauseante ci preserviamo dall’ingerire veleni.

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Come fai a sapere che è schifoso se non l’hai assaggiato?

Ci sono due grandi categorie di stimoli che possono causare sensazioni rivoltanti: la prima è caratterizzata da stimoli diretti, ovvero oggetti realmente disgustosi. La seconda categoria invece comprende tutti quegli stimoli che sono nati in noi grazie ad alcuni condizionamenti: ad esempio io trovo rivoltanti i cachi perché da piccola mia madre cercò di convincermi a mangiarli. Da allora i cachi per me sono un cibo proibito, originato dalla contingenza sgradevole. Queste situazioni contemporanee che possono essere anche generate in maniera arbitrale, ovvero originarsi da alcune credenze o derivarsi dal linguaggio. Facciamo un esperimento: guardate quest’immagine dissetante.

Ebbene, è urina. Come vi sentite ora? Nonostante all’inizio l’immagine non vi comunicasse nessuna emozione negativa, ora non riuscite a non pensarci, vero? Lo so, vi ho rovinato la giornata. Ma per tirarvi su di morale potrò farvi notare che l’urina è l’unica secrezione organica sterile. State meglio… ?!

Il disgusto è un problema di confine

Se nonostante tutto state ancora leggendo e siete ancora disponibili ad esperimenti al limite… andate a prendere un bicchiere in cucina. Fatto? Ottimo, ed ora sputateci dentro. Ecco la sfida: bevete la vostra saliva. Era nella vostra bocca poco fa, perché ora non riuscite a berla con leggerezza? Perché è uscita dal vostro confine. Pensate ai capelli della vostra ragazza, sono talmente belli in una giornata di sole, almeno quanto vi disgustano se li trovate nella doccia o nella minestra. Quando sono staccati ed espulsi dalla persone diventa difficile accettarli. Adorate la saliva del vostro partner in un sensuale bacio voluttuoso, trovate rivoltanti la sua bava e altre secrezioni organiche, tra cui le vaginali e lo sperma. Il sesso orale diventa difficoltoso perché può in effetti essere connotato negativamente, contagiato dal non essere una parte del corpo della persona che vi eccita, ma una sua fuori uscita. E’ un normale pregiudizio.

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Attenzione: molte possono essere le ragioni per le quali non vi possa piacere il sesso orale. E sono tutte possibilmente valide, qui stiamo analizzando solo lo schifo. Si diceva infatti che il disgusto porta quindi ad un pregiudizio, ovvero ad un giudizio prima di assaggiare. E tale pregiudizio conduce verso un allontanamento evitante rispetto a ciò che troviamo rivoltante. Non si desidera venire in contatto ne’ con quel comportamento, ne’ con la sola idea. Quando la sessualità diventa quindi piacevole? Nel momento della fusione dei corpi, nell’istante in cui si celebra la perdita del confine. Non esiste più un mio ed un tuo, ma un’unione nel segno della passione. Willy Pasini suggerisce che

Intimità vuol dire mettersi nella pelle dell’altro senza smarrire il senso della propria identità.
Vuole dire ricevere l’altro nel proprio territorio intimo senza sentirsi invasi o contaminati.

Odori, sapori

Oltre a ciò è bene che io ricordi che un altro fattore determinante è quello dei sensi: quando gusto ed olfatto sono ampiamente coinvolti nei corpi avvinghiati è impossibile non tenerne conto. Ogni persona ha il suo sapore, a volte è buono anche se fa sport e non si fa la doccia, altre volte è imbarazzante da quanto rivoltante nonostante il lungo bagno aromatico appena fatto. Spesso è originato dal tipo di cibo che si mangia o dal PH dei saponi che si usano. Questa è semplicemente questione di gusti. Più scientificamente si tratta di complementarietà delle basi genetiche: ognuno di noi è biologicamente portato a cercare un partner molto lontano da sé dal punto di vista genetico per poter generare figli sani. Lo si cerca anche “a naso”, per cui a volte il gusto di una persona può piacere ad alcuni e non ad altri. De gustibus non disputandum est.

Ps. Era birra, non urina.