Sesso tra donne: Artemide e Callisto

Callisto è il mio nome. Ogni giorno mi unisco alle mie compagne giocando e danzando, o bagnando il corpo nella fonte, nascosta nel bosco, dove a nessuno è permesso guardare me e le altre ancelle di Artemide. Anche lei passa molto tempo con noi, e la sera, prima di riposare, guardiamo il cielo illuminato dalle stelle.

Un pomeriggio mi trovo alla fonte da sola, senza le mie compagne, quando all’improvviso sento il rumore di carri che si avvicinano. Impaurita, mi immergo in acqua: il mio corpo è consacrato ad Artemide, e a nessuna creatura, mortale o divina, posso permettere di profanare la mia verginità. Ma ad avvicinarsi alla fonte è proprio lei, Artemide, che mi sorride come mai mi aveva sorriso prima.

“Eccoti, Callisto. Ti ho cercata in ogni luogo, mia dolce ancella, vieni qui, e sdraiati vicino a me”.

“Artemide, mi hai spaventata! Credevo fosse qualche centauro venuto per portarmi via”.

“Siedi qui accanto a me, Callisto. Vieni, lasciati asciugare i tuoi splendidi capelli, non aver paura se oggi ho voglia di accarezzarti come non ho fatto mai prima…”.

“Ma, Artemide… hai sempre professato di mantenere puro e intatto il nostro sesso, di aver cura della nostra castità!”.

“Non importa, mia piccola Callisto, io posso tutto e posso spezzare qualsiasi legge da me scritta in passato. Ora, piccola ninfa, lasciami accarezzare il tuo vergine corpo e godi del mio tocco”.

Donne che si baciano

Artemide si avvicina e, quando le sue labbra carnose sfiorano le mie, è come se l’avessi sempre baciata. È tutto talmente familiare che la mia titubanza svanisce e non provo alcuna vergogna a lasciarmi andare. Rispondo al suo bacio con altrettanta passione e dolcezza; la mia lingua lecca le sue labbra e si unisce alla sua, in un intreccio caldo e vorticoso. Le mie mani le accarezzano il viso, i denti mordono i suoi lobi e il mio alito nel suo orecchio la fa gemere di piacere. La sua lingua lambisce il mio collo, e sui miei seni ampollosi si inturgidiscono i capezzoli. Il suo dito gira intorno ad essi fino a schiacciarli e stringerli dentro il palmo della mano, facendomi fremere. D’improvviso mi fa sdraiare sulla schiena e con impeto si avvicina al monte del piacere, mi apre le cosce e con un dito preme sul mio clitoride, per poi farlo girare ritmicamente attorno. Con il suo dito medio penetra il mio sesso in cerca del punto di piacere estremo, il punto G. Tremo, e per mostrarle la via ripeto nel suo sesso lo stesso movimento, la penetro con il dito medio e con il pollice premo sul suo clitoride. La sento agitare. Il suo e il mio bacino si muovono adesso in simbiosi, sento il piacere che punge, un piccolo brivido mai provato prima che sale, il mio respiro si fa spezzato e sento esplodere l’orgasmo… Eccoci entrambe a godere e a gemere, insieme, le dita impregnate di umori una nel sesso dell’altra.

Ma questo mito ha un triste epilogo, ben lontano dal piacere con il quale si è concluso l’amplesso di Artemide e Callisto. Artemide è in realtà Zeus, che ha assunto le sue sembianze per poter concupire Callisto. Scoperto l’inganno Artemide ripudia Callisto, incinta di Zeus. Dopo la loro tragica morte, Callisto e il figlio vengono trasformati da Zeus nelle costellazioni dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore.