Sex Music, tutte le melodie del sesso

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S’inizia così, per caso, per evitare silenzi imbarazzanti o rumori molesti provenire dal fondo delle viscere o per confondere le acque e cavare i coinquilini dall’impaccio dell’ascolto di un amplesso malcelato e quindi fragoroso, fatto di gemiti sospetti ed inequivocabili cigolii di molle. È allora che chiedi al tuo lui di mettere su un po’ di musica nella speranza di passare inosservati ed è allora che ti accorgi di quanto una melodia o l’altra possa fare la differenza. Al punto da bagnarti dove prima eri un fiume un secca e da voler prendere l’iniziativa laddove prima eri spaparanzata supina nell’attesa del solito missionario. Insomma, la musica, certa musica, possiede una carica erotica tale da scatenare istinti e fantasie impensabili. Diciamo certa perché, a seguito di varie prove, è stato dimostrato che a determinare il successo di un sesso focoso non sono tanto le proprie canzoni preferite, quanto, più in generale, le melodie ambient, specie se elettroniche e minimaliste, e le sonorità più inclini al rock che al pop. Il folk, le ballate romantiche e gli arrangiamenti orchestrali sono banditi, o meglio preferibili durante i preliminari, dove i ritmi lenti possono aiutare a frenare la foga in vista di un’esplorazione più dettagliata e profonda del corpo e dei bisogni del partner. L’ideale sarebbe impostare sin dall’inizio una canzone molto lunga o un album che dopo i primi dieci minuti presenti un crescendo tale da non doversi interrompere sul più bello per cambiare il sottofondo. Beato fu Stereomood, sito di musica in streaming suddiviso in playlist legate ai diversi mood: “Dreamy”, “Berlin Calling”, “Just woke up”, “Balkan”, “In love”, “Lost in Rio”, ecc. Inutile dirvi che il nostro primo tentativo è stata la scelta della playlist “Making love”, appositamente studiata per creare un sottofondo eccitante ma per nulla invasivo.

 

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Ecco che allora finite col rivalutare il sempre odiato George Michael e che l’effimero Glam Rock dei Roxy Music si rivela ben più maliardo della voce di Bob Dylan. Niente acuti femminili per la vostra notte rovente: le note alte arrivano all’orecchio in maniera troppo immediata e prorompente, al punto che potreste ritrovarvi a lanciare stonate grida (non di piacere) al posto dei gemiti. Addio Céline Dion ed entrino i Led Zeppelin, che con le loro schitarrate ruggenti riescono a conferire ad un’intimità forse un po’ troppo dolce quel pizzico di aggressività in più per farvi sentire più spregiudicate e selvagge. Ottimi anche Tom Waits, sporco quanto basta per immergervi in un’atmosfera proibita da bassofondo metropolitano, e gli XX, onirici ma essenziali abbastanza da fermare il tempo e condurvi in un’altra dimensione senza essere troppo barocchi.

Anche se li amate, lasciate perdere Simon&Garfunkel, buoni soltanto per un’allegra scampagnata, e Beatles, Oasis & Co., troppo orecchiabili per non essere sotto la doccia con la cuffietta e la spugna a forma di paperella. Avanti i Rolling Stones (gli album meno blues), purché non vi prendiate troppo bene per “I can’t get no satisfaction”, e Brian Eno, indiscusso re dell’ambient da mettere in loop per ore da che cominciate ad accarezzarvi a che vi siete puliti, impomatati e rivestiti per uscire. Abbasso, decisamente, i classici italiani e gli adorabili gruppi indie di oggi (Arcade Fire, Mumford&Sons, Fanfarlo, First Aid Kit), troppo tenui e sbarazzini o al contrario virtuosistici e potenti per farsi travolgere da una passione senza orpelli di sorta.

Suggerimento del mese? Anna Calvi, cantautrice rock la cui voce profonda e sensuale viene spezzata da asciutti riff di chitarra elettrica fredda e stridente, che s’introducono nel mezzo come il piacere più insinuante.