Sexfie, ovvero il sesso ai tempi dei social

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In origine fu lo specchio, poi la linguaccia, poi i piedi, poi il collo e mento, ora tutti interi ma dopo il sesso. Stiamo parlando delle celeberrime selfie, nome da poco entrato nell’autorevolissimo Oxford Dictionary come “fotografia fatta a se stessi, solitamente scattata con uno smartphone o una webcam e poi condivisa sui social network”: non ce ne vogliano i Jalisse, ma fiumi di parole sono stati spesi per spiegare la natura del tormentone più virale del 2014, a metà tra narcisismo esibizionistico e condivisione intimistica. La forza dirompente delle selfie sembra inesauribile: non più smorfie “alla Miley Cyrus” o ammucchiate vip “alla Ellen” (sua la foto più ritwittata di sempre con oltre 1 milione di condivisioni), ma vero e proprio boom di autoscatti post-sesso. Provare a cercare l’hashtag #AfterSexSelfie su Twitter e Facebook per credere.

Da quelle più spinte ed imbarazzanti a quelle più tenere ed innocenti, passando per sfottò e vignette satiriche, pare che nessuna coppia si sia risparmiata dall’esporre al pubblico ludibrio i propri momenti di maggiore intimità: c’è chi lo fa con più ironia, ritraendo una tartaruga accanto al partner come a dire che è stato un po’ troppo “duraturo”, e chi lo fa con più convinzione, immortalandosi con l’aria sfatta, gli occhi a mezz’asta, i capelli scarmigliati e la sigaretta in mano. C’è anche chi compiange la propria singletudine fotografandosi la mano consunta dopo lunga fatica ed invitando qualche volenterosa ad unirsi per un #AfterSex che non sia più un #AfterSolo, altro hashtag in aumento tra la popolazione maschile che scarseggia di “materia prima”.

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Se vi state chiedendo come mai sia scattata, letteralmente, la moda delle selfies erotiche, la ragione è da rintracciare sia nel bisogno di fissare la propria identità in un mondo avvertito come troppo precario, veloce e consumistico, dove già domani potrebbe essere molto diverso da oggi, quasi come se il momento di intimità appena avuto con il partner andasse immortalato ed indelebilmente impresso prima della possibile fine della relazione, sia nel piacere narcisistico che scaturisce dallo studio e dall’osservazione della propria immagine in un preciso momento. Ci si fotografa, insomma, sempre per lo stesso motivo, seppur nel cambiamento di mezzi e tendenze: per fermare il tempo e suggellare il ricordo e per vedere e rivedere quanto si è, o si è stati, belli insieme. Ragioni invece molto meno nobili sono alla base delle “sexfie”(nuovo e più accattivante nome delle selfies post-sesso) più volgari e disinibite, pensate per attirare l’attenzione in maniera più diretta ed immediata (come sostiene il campione assoluto di selfie James Franco, secondo cui “l’attenzione, in ognuna delle sue forme, è potere”) oppure per suscitare semplicemente invidia nei contatti social più prossimi.

A cavallo tra porno-soft e condivisione estrema ma lontano anni luce dalla pornografia vera e propria, questo fenomeno particolarmente in voga nelle grandi metropoli (Milano è tra le prime 10 città del mondo per numero di sexfie scattate) e tra ragazzi compresi tra i 17 e i 28 anni, si è imposto come ulteriore segno di disinibizione a dispetto di senso della privacy e pudore, rappresentando un modo come un altro per ritrarsi con il proprio fidanzato in un momento sì di sesso, ma soprattutto d’amore. Un amore che se anche non sarà eterno, rimarrà eternamente impresso con un semplice scatto.