Sexting: perché è pericoloso per i teenager

Under Sessuologia

In una recente ricerca condotta dal Movimento Italiano Genitori (MOIGE), si è visto come, su un campione di 1000 ragazzi, il 40% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni naviga su internet più di 5 ore al giorno. Un quarto dei ragazzi soffre se per un giorno non può usare il pc.

I dati sono allarmanti:

  • Il 72 % dei ragazzini tra gli 11 e i 13 anni è solo quando utilizza internet;
  • 1 minore su 3 dichiara di aver fatto amicizia con estranei;
  • 14% dice di aver organizzato appuntamenti al buio con persone conosciute su internet;
  • 1 su 6 dichiara di essersi divertito a inviare o ricevere immagini hot (sexting).

Se nel 2007 il 18% dei ragazzi tra i 15 e i 18 anni guardava il porno online, ora la percentuale è salita al 95% (Eurispes 2007, Bonato a Bologna 2013).

Le logiche dei sempre connessi

Il web è il nuovo dominatore delle nostre vite. Come ogni dittatore anche internet ha le sue regole, e la prima regola è apparire. Cerchiamo di capire perché.
Non c’è un tempo per il web, siamo sempre connessi. In un’epoca dove anche la sveglia è un’app che ci costringe a tenere il telefono acceso anche di notte, non concepiamo l’idea di solitudine. Se riflettiamo uno schermo è a due dimensioni, questo significa che nonostante il grande uso del touch in realtà non c’è nulla da toccare: non ci sono superfici ruvide, non ci sono curve, non ci sono oggetti appuntiti. E’ tutto piatto. In un universo in 2D l’immagine ha una pregnanza enorme, il riassunto di mille parole. L’imperativo è quindi la visibilità. E il mondo reale è anche quello digitale.

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Vedere senza essere visti

La nuova educazione sessuale naviga su internet. Googlare ciò che non conosciamo ci permette di non arrossire della nostra ignoranza proteggendoci dal giudizio degli altri. Purtroppo non sono diffusi i siti che si preoccupano di un’educazione alla sessualità realmente educata; più spesso è il porno a dare la risposta da considerare corretta. Inoltre la risposta deve essere in tempo reale, ora, adesso poiché il tempo è accelerato e immediato; non c’è tempo per l’attesa, non c’è spazio per la noia, la frustrazione non è di questo mondo. Viviamo in un tempo di eccitazione permanente mantenuta costante dal vibrare dello smartphone per l’ennesima (inutile) notifica, in un tempo nel quale dobbiamo mantenere costantemente vigile l’attenzione dell’altro.

Il corpo come strumento del successo sociale

Ognuno di noi vuole appartenere a un gruppo, sentirsi accettato e amato. Adoriamo le notifiche “A Pinco Palla piace il tuo elemento”. Siamo animali sociali per questo i social network hanno preso piede nelle nostre vite. A maggior ragione colpiscono chi necessita dell’approvazione del gruppo dei coetanei: i ragazzi. Ogni status pubblicato è un test. Poniamo che io scriva uno stato filosofeggiante, magari alla Fabio Volo. Se molti amici apprezzeranno ciò che ho scritto continuerò a farlo, ma so che in futuro dovrò trovare frasi sempre più impegnate. Poniamo che la filosofia con i miei amici non funzioni. Allora pubblicherò immagini di motorini, pezzi di ricambio, corse su strada. E magari funziona! Continuerò a pubblicarle, perché le passioni sono sostenute dal gruppo che le alimenta. Poniamo che nemmeno i motorini funzionino. Potrei provare con una bella foto di me, un selfie. Funziona. Continuo, ma questa volta espongo un po’ più pelle, e poi ancora un po’. Non succede nulla di male, anzi le amiche commentano “tesoro, quanto sei bella!!!1!”. L’identità è modificabile in base al consenso.

Confini labili tra pubblico e privato

Il problema reale è che le immagini perdono la proprietà: io non sono il reale padrone di una foto pubblicata sulla rete, essa può essere diffusa, inviata, salvata e così perderne le tracce. Purtroppo le aree del cervello per la valutazione corretta del rischio maturano verso i 20 anni. I ragazzi pubblicano senza considerare le probabili destinazioni finali dei loro post. E possono anche essere utilizzate da male intenzionati per ricattare. Sembra incredibile, ma il materiale per il ricatto è fornito dalla vittima stessa.

Una ragazza invia un’immagine di sé nuda al momentaneo amore della sua vita. E poi?

Dov’è la connessione con l’altro?