La storia del vibratore

Quando Rachel Venning, co-fondatore del museo “Vintage Vibrators” incontrò il suo primo vibratore antico in un mercato delle pulci, fu amore a prima vista. È stato emozionante tenere tra le mani un oggetto che raccontava il piacere delle donne da oltre un secolo. Nel corso degli anni i vibratori sono stati commercializzati per molti scopi, ma la loro capacità di regalare uno stato di beatitudine orgasmica è chiaramente il loro maggior successo. Difficile da credere, ma i vibratori online che vedete oggi sono semplicemente imitazioni moderne di oggetti che esistono da migliaia di anni.

La storia del vibratore è millenaria

La prima prova appare in una documentazione archeologica circa 30.000 anni fa. Esistono raffigurazioni di utilizzo dei sex toys nei reperti di Antico Egitto, Grecia – dove nel V secolo a.C. venivano chiamati Olisbos ed erano in vendita nel porto di Mileto – Roma, India e Cina (soprattutto le palline vaginali). Il primo vero vibratore, però, è stato merito di Cleopatra, non a caso passata alla storia come grande amante. Non bastandole Cesare e Marco Antonio, la storia narra che nel 54 a.C. avesse escogitato un piano per darsi piacere da sola: riempire un tubo di zucca con delle api imbizzarrite. Si perché già all’epoca si pensava che l’utero vagasse per il corpo scatenando il caos, da cui la parola “isteria”, che deriva da hystera, utero.

Il vibratore per curare l’isteria

Durante l’epoca vittoriana non era raro che le donne visitassero studi medici, centri benessere, e addirittura che praticassero i ritiri per curare l’isteria. Si stimolavano fino a raggiungere lo stato di ”parossismo isterico “, il momento in cui scompariva la tensione e il malessere, quello che noi riconosciamo oggi come orgasmo. L’idea dell’orgasmo medico – indotto – può scioccare il lettore moderno, ma a quel tempo, poiché la stimolazione del clitoride non era considerata parte del rapporto sessuale, era anche facile negare che questa fosse di natura sessuale. Entro la seconda metà del XIX secolo, il trattamento isteria era un grande business, con una serie di rischi professionali come le lesioni causate da movimenti ripetitivi. Il vibratore è stato sviluppato come strumento per alleviare la fatica e aumentare la redditività della pratica.

storia del vibratore

Il primo vibratore moderno

Il “manipolatore”, un colosso a vapore inventato nel 1870 dal Dr. George Taylor, è forse il più noto dei primi vibratori meccanici. Con il tempo sono nati vibratori più piccoli, poi la pillola, l’amore libero e il femminismo, i workshop sulla sessualità e la rivoluzione del design e del piacere che arriva nell’intimità delle persone. Nel 1974 Eva Garden ha aperto la prima boutique sulla linea dell’erotismo unito all’eleganza.

I vibratori di design

Oggi i vibratori di design sono sempre di più, grazie a marchi come Lelo, Fun Factory, Swan, We Vibe. E’ un dato di fatto che oggi i vibratori sono parte del menage erotico di qualunque donna moderna, consapevole di sé, desiderosa di scoprirsi e pronta ad amare la sua sessualità in maniera completa. Che l’Eros, sia in termini di icone della fertilità che di rappresentazioni falliche e di nudi femminili, sia stato fonte d’ispirazione da qualche millennio a questa parte di artisti di qualsiasi estrazione e civiltà, è cosa indubbia, ma sapevate che anche i vibratori stessi sono diventati oggetto delle più ardite e geniali sperimentazioni concettuali, pittoriche e performative degli ultimi anni?

Il vibratore nell’arte contemporanea

Nel 2013 l’artista Clayton Cubitt ha inaugurato il progetto “Hysterical Literature”, un insieme di video realizzati ad alcune donne intente a leggere ad alta voce mentre vengono assalite gradualmente dai fremiti di piacere trasmessi loro da un vibratore. A quale scopo? Per provocare, ovviamente, ma anche per riflettere sulla profonda ed imprescindibile connessione tra mente e corpo. I Rammstein, invece, gruppo industrial metal tedesco, hanno pensato bene di distribuire il loro sesto album in una valigetta contenente, oltre al disco, un kit di sei vibratori (uno per ogni componente della band), un paio di manette, un lubrificante, una speciale colonna sonora di accompagnamento e pure un commento: “You’ve got the pussy, we have the dicks!”.

Nel 2012 è stata la volta, nell’ambito di Up to you, il Festival della Creazione Contemporanea di Terni, della trasgressiva danza “Anatomia per bambini in 240 colori”, altrimenti detto spettacolo di pornografia alternativa, vero e proprio exploit di animali di peluche a grandezza naturale e di vibratori a grandezza innaturale. Milo Manara poi, in omaggio al suo fumetto erotico “Il Gioco”, ha firmato in collaborazione con Love to Love un’edizione limitata di ovuli vibranti, Le Déclic, di cui noi, di certo, non potevamo fare a meno.

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