Dangling: quando i tacchi a spillo fanno impazzire gli uomini

Inesprimibile l’invidia per tutte quelle donne che alle 8 del mattino, stipate in metropolitana, con fuori –10 o +35 gradi (possibilmente con i condizionatori rotti), riescono ad ondeggiare sui loro tacchi 15 come se fossero in Crocs. Inutile dirvi che spesso hanno anche il culo alla Belen. A quel punto viene da chiedersi se questa capacità ormai divenuta arte sia il frutto di una lunga esperienza, magari di un duro apprendistato adolescenziale esercitato rubando scarpe a madri e sorelle maggiori per fingersi più grandi in discoteca, o se sia un dono innato possibilmente agevolato da una forma del piede perfetta. C’è chi, ad esempio, giustifica il fatto di non saper (o non voler) portare le scarpe col tacco con la debole scusa del piede piatto, come se invece tutte le altre donne ce l’avessero inarcato come l’Arco di Trionfo, ma suvvia, avete forse mai visto una donna in carriera qualsiasi, che so, Emma Marcegaglia, presentarsi ad una convention in ballerine?

La verità è che se ci si convince una volta per tutte dell’innegabile effetto push up e snellente dei tacchi a spillo, in grado di renderci in un colpo solo più alte, più magre, più eleganti e più sexy, si impara anche ad accettare il dolore, soltanto iniziale, del tacco alto. Che ingentilisca piedi, gambe, caviglie e, più in generale, il portamento (ammesso che non si veda che vi sta facendo male), è cosa nota, ma perché il tacco a spillo risulta connesso all’immaginario erotico così strettamente da rappresentare oltre il 60% delle pratiche fetish? Insomma, perché tutta questa ossessione per il piede, per le scarpe e quindi per i tacchi?

tacchi-a-spillo-1

Non per scomodare tutte le volte Freud, ma pare che il feticismo, in parte sempre presente nei rapporti amorosi, non sia altro che la riconduzione dell’universale nel particolare, ovvero di un’idea in un oggetto e di una figura intera in un suo dettaglio, al punto che la contemplazione o l’intrattenimento con quest’ultimo suscita lo stesso piacere e lo stesso senso di completezza dati solitamente da un’esperienza erotica più estesa. Questo perché nei primi anni di vita il bambino vive la madre non come figura nel suo complesso, ma secondo piccoli momenti di contatto ed affezione fortemente connotati dal punto di vista fisico: il seno e i capezzoli durante la fase dell’allattamento, i piedi e le gambe come sostegno quando impara a camminare. Secondo Freud, il neonato dispone di un campo visivo limitato per cui il suo cervello e la sua memoria si focalizzano su immagini di piccole dimensioni e molto precise: i piedi, ad esempio, nei quali racchiudono tutta la loro idea di bellezza e maternità. Questo simbolo primigenio di femminilità può essere poi sostituito da altri che irrompono con maggior forza oppure rimanere intatto nel tempo al punto da manifestarsi nella fase adulta come piccola e tutto sommato “normale” perversione sessuale, resta il fatto che i piedi con tutti i loro attributi ed accessori rimangono una parte del corpo estremamente affascinante. A maggior ragione se ad incorniciarli e a slanciarli subentrano i tacchi a spillo, oggetto ormai di culto non solo perché slanciano la figura rendendola più sensuale, ma anche perché la cultura occidentale li ha investiti nel tempo di altri valori: seduzione, provocazione, trasgressione e dominazione. La donna che li indossa ha infatti il doppio delle probabilità di sembrare più sicura di sé e quindi anche più sexy.

Non a caso anche nelle civiltà antiche le calzature erano vessillo di prestigio: era il 1500 quando Caterina de’ Medici indossò per la prima volta delle scarpe col tacco alto in occasione del suo matrimonio con il Duca d’Orléans, anticipando di circa un secolo il Re Sole che ne fece un vero e proprio simbolo di potere. Per non parlare dell’Oriente, dove, se le geishe usavano servire il tè su zeppe altissime, i piccolissimi piedi fasciati delle cinesi, che le impossibilitavano a spostarsi e a lavorare, puntavano a dimostrare non solo la loro tempra di donne sottomesse e resistenti al dolore, ma anche lo status sociale ed economico dei loro mariti, ricchi al punto da potersi permettere di mantenere le loro mogli. Senza contare che dal punto di vista meramente allusivo, il tacco a spillo, vero e proprio “trait d’union tra la gamba e il mondo”, come afferma lo stesso Cesare Paciotti, innalza lo sguardo verso la gamba quale sensualissimo preludio al pube femminile, alimentandone il possesso e le fantasie da parte dell’uomo.

Insomma, il dolore è ben poca cosa rispetto alla possibilità di qualificarci come donne volitive, sicure ed attraenti che solo 10 cm di altezza in più sono in grado di regalarci e se proprio non resistete per più di due ore, indossateli soltanto in camera da letto, meglio ancora se nude: sarete voi le prime a sentirvi irresistibili e provocanti agli occhi del vostro partner. Regola n°1 della seduzione? Dare retta a Marilyn, che infatti diceva: “Io non so chi abbia inventato i tacchi alti, ma tutte le donne devono loro molto”.