Tra fragole e strap on

È tutto pronto. Osservo il salotto con una certa soddisfazione. Il tappeto è candido e sul piccolo tavolo di vetro ci sono una bottiglia di vino frizzante appena tolta dal frigo, un calice di cristallo e tre polpose fragole mature. La mia padrona le preferisce servite intere, senza che ne venga tolto il picciolo.

Sono in piedi accanto alla porta d’ingresso. Indosso dei collant neri velati da 8 denari: una calza leggerissima che avvolge le gambe in modo armonico. Niente scarpe, i miei piedi poggiano sul pavimento freddo in questa primavera che scalda la casa a giorni alterni. Il reggiseno a balconcino mette in evidenza il mio seno importante, una terza soda e piena che si fa cullare nella coppa di raso facendo intravedere l’areola dei miei capezzoli. Ho un trucco leggero, ma ho colorato le labbra di un bel rosso acceso. Alla mia padrona piace afferrarmi la bocca e giocare con le dita sbavandomi il rossetto. Mi pizzica, mi preme le guance, si fa leccare e succhiare le sue dita. Si diverte a fottermi la bocca con la mano come se mi stesse scopando la figa. Non lo fa con forza o con violenza, ma con quell’erotica determinazione di chi sa cosa può pretendere. Mi sciolgo all’idea.

Sono scoccate le 18 e il mio cuore sobbalza. Nessun ritardo è permesso tra queste mura, e lei è perfetta, non mi farebbe aspettare. Passa il tempo di cinque respiri e sento il suo passo felino avvicinarsi alla porta. La parete non ci separerà ancora per molto.

Alice apre la porta e mi guarda: è bellissima. Ha un tacco a spillo elegante, un tailleur composto da una giacca nera e da una gonna a tubino con uno spacco discreto. Appena i nostri occhi si incrociano abbasso lo sguardo. Il suo profumo ha già riempito la stanza e mentre aspetto un suo cenno cerco di scrutare se sotto la sua gonna stretta ci sia già pronto lo strap on sul quale fantastico dalla nostra prima chat online. Ho preso quello strap on in ogni buco, l’ho leccato per ore, l’ho preso nel culo mentre la mia padrona mi stringeva i fianchi e me lo spingeva con colpi decisi. L’ho avuto dentro e ho goduto per ogni centimetro di quel silicone nero rugoso. La mia immaginazione è già vivida, ma per quanto mi sforzi a osservare con attenzione ogni piega del tessuto non intravedo nessun membro farsi spazio.

La mia padrona entra in casa, il vino è fresco e io comincio a essere eccitata. Spero di alzare il volto e vedere di fronte a me Alice che armeggia quel cazzo finto tra le mani mentre con voce severa mi dice «Mettiti a pecora» senza né rituali né preliminari. Ma non sembra questo il programma che ha per noi la mia padrona oggi.

fragole e strapon

L’attesa mi fa impazzire. Mi strapperei i collant da sola per mettermi a gambe divaricate e pronunciare con voce implorante «Ti prego, scopami. Padrona sono qui. Scopami». Invece le mie calze sono ancora intere e io ancora ferma sull’uscio.

Alice non si è tolta le scarpe, si è avvicinata al tavolo di vetro, si è versata due dita di vino e ora lo sorseggia.

«Vieni qui» dice rompendo il silenzio tra di noi.

Faccio qualche passo e mi inginocchio di fronte a lei, con le gambe socchiuse, il palmo delle mani rivolto verso l’alto, il volto chino e le labbra socchiuse.

«Chiudi gli occhi» dice.

Così faccio.

La sento spostarsi e aprire qualche cassetto. Passano pochi secondi ed è ancora di fronte a me. Mi accarezza la testa e mi lega i capelli con un nastro. Appoggia qualcosa sulla parte alta della mia nuca per poi destreggiarsi con dei lacci come se stesse fissando qualcosa a me. D’un tratto mi prende anche le mani e le unisce dietro la mia schiena, legandole tra di loro sempre con un nastro di raso morbido.

«Perché non mi fai vedere un po’ il tuo bel culo?» dice ridacchiando.

In questa posizione, con le mani legate, non è facile muoversi. Restando sempre in ginocchio, faccio leva per alzare le cosce e sporgermi in avanti sollevando i glutei e mettendomi in mostra. Gli occhi chiusi rendono il mio equilibrio un po’ precario e proprio mentre comincio a sentirmi vacillare sento la mano di Alice sulla mia bocca, che con la giusta pressione mi aiuta anche a non cadere. Mi chiude la bocca con la mano sinistra e con la destra mi colpisce sulle natiche.

«Quanto vorrei fotterti questo culo perfetto»

Mi corre un brivido lungo tutta la schiena.

Forse otterrò quello che voglio. Miagolo un po’ oscillando il sedere con delicatezza mentre già sento nella mia testa Alice aprirmi in due. Ma questo non accade ancora e io sono qui con gli occhi chiusi, con la mano della mia padrona che mi impedisce di parlare e con i suoi colpi sulle natiche.

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«Ora mi sposto, ma tu resta ferma e non aprire gli occhi» dice.

Quando parla di nuovo sento che è di fronte a me.

«Guardami»

Alice è sdraiata sul tappeto con la gonna sollevata, senza slip e con le sue autoreggenti preferite. La sua figa non ha peluria ed è lì, a pochi centimetri da me.

«Ho deciso che oggi mi scopi tu, vedi di impegnarti».

E come potrei scoparla? Ho le mani legate, sono in ginocchio e non ho niente con me. Poi capisco, Alice guarda sopra la mia testa e ammicca. Non posso vedere, ma a questo punto lo immagino bene lo strap on attaccato alla mia testa che mi rende una sorta di unicorno erotico. È la prima volta che ne indosso uno così anche se credo di averlo visto fare in qualche video porno. Stoppo i pensieri di contorno e cerco di realizzare quanto mi è stato chiesto. Inclino ulteriormente la schiena fino ad appoggiare al tappeto una guancia. Non vedo quasi nulla, mi muovo in modo goffo, ma con impegno. Faccio qualche tentativo a vuoto. Alice mi afferra la testa e mi mette nella direzione migliore per entrarle dentro. Riesco a muovermi solo lentamente ma la mia padrona ondeggia per godersi ogni penetrazione fino in fondo. Mi lascio andare, chiudo gli occhi e seguo i suoi movimenti sempre più frenetici fino a quando i suoi gemiti si fanno repentini e si fermano dopo un sussulto più forte. Non so se abbia avuto un orgasmo. Non posso chiederlo.

Mi rimetto in ginocchio. Ora tocca a me, no? Alice si alza, si ricompone. Si versa ancora del vino e ne beve un sorso. Prende una fragola, ne bagna la punta nel bicchiere e me la appoggia sulle labbra. «Prendi, per te. Puoi tornare domani». Resto spiazzata, con una fragola in bocca e i miei umori che colano lungo le gambe.

Prima di uscire dalla stanza, aggiunge «Non provare a farti un dito stasera, ti proibisco di godere. Il tuo piacere lo decido io».

Sorrido.

Madame Nicole del blog lestanzedimadame.com

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