Del perché gli uomini devono usare sex toys e masturbarsi il più possibile

I ragazzi si possono masturbare, le ragazze no. I ragazzi possono guardare il porno, le ragazze no. Ma se le donne possono – e devono – fare sesso anale, gli uomini no, a meno che non siano gay. Una cultura sessuale, dunque, certamente lacunosa, impari e diseguale ma non necessariamente a favore dei maschi, che se da piccoli possono fare un po’ quello che vogliono, da adulti si caricano di tabù. In fatto di sessualità, mai come ora infatti le donne sono incoraggiate “a parlare di vagina, mestruo, sesso e masturbazione”, scrive Lucie Greene dell’Innovation Group di JWT, in quello che all’unanimità è stato definito l’anno del “vagina-nomics”, l’economia della vagina. E gli uomini, in tutto questo, che ruolo hanno? Che fine hanno fatto?

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©Francesco Ciccolella

L’Independent lo ha chiesto a Magnus Sullivan, autore di Meglio della tua mano: come la masturbazione è la chiave per una sessualità felice ed una vita più sana (non è uno scherzo), il quale ribadisce l’importanza dei sex toys per diventare un amante migliore ed imparare ad esplorare il proprio corpo con pazienza ed abilità, capendo come prevenire l’eiaculazione precoce e superare un approccio alla sessualità e alla masturbazione troppo fallocentrico. 

I sex toys possono fattivamente aiutare a ritardare l’orgasmo, a rimanere “duri” anche dopo, a prolungare l’erezione e ad avere orgasmi multipli. E questo solo se parliamo di piacere, perché poi fanno anche incredibilmente bene. I massaggiatori prostatici, ad esempio, aiutano ad espellere dalla prostata i residui batterici depositati sul fondo che da adulti sono causa di tumori ed infezioni. Eppure pare che il “maschio” sia disposto ad accettare solo certi tipi di sex toys, ovvero quelli 3D o virtuali, bambole gonfiabili 2.0: masturbatori in realtà aumentata, sex dolls parlanti, vagine artificiali, ecc. Nessuna donna, invece, vi dirà mai di volere un vibratore che le parla.

Il problema di molti uomini, continua Sullivan, è la loro “omofobia latente ed internalizzata”, per cui non vogliono che gli si tocchi l’ano, la loro seconda zona erogena più importante, per timore di sembrare gay. “Se le donne vengono da 50 anni di femminismo che supporta e contestualizza il loro ‘pellegrinaggio sessuale’ in modo positivo e i gay possono invece contare sul dibattito di genere più sofisticato e all’avanguardia, gli uomini etero sono rimasti fermi, tagliati fuori da questa inarrestabile ondata di progresso”.

Occorre allora una rivoluzione sessuale non solo pro-gay e pro-donne, ma anche pro-uomini per una ridiscussione strutturale della loro virilità ed identità, sentite entrambe come minacciate da questo profluvio estrogenico collettivo.

Cosa significa davvero essere uomo ai tempi della Women’s March? Forse è questa la vera sfida di oggi.